Elettricità_Ott2015
Con l’eccezione dei mesi estivi, i consumi elettrici nel 2015 sono praticamente sempre calati rispetto al 2014. In ottobre, è diminuito anche il consumo di carburanti

Roma, 22 nov – Terminato il caldo estivo da record che ha fatto schizzare i consumi di elettricità soprattutto nel mese di luglio, ma anche in agosto e molto più marginalmente in settembre, a valori tanto inaspettati quanto completamente dovuti alle esigenze di condizionamento, con ottobre l’economia reale ha ripreso il sopravvento e mostrato il vero volto di una ripresa così effimera da essere già terminata, se mai è iniziata.

Altro che ripresa, sebbene col freno tirato, o il propagandistico #italiariparte di Renzi.

Nel mese di ottobre, infatti, la domanda di energia elettrica in Italia (25,9 miliardi di kWh) è calata dell’1,8% rispetto allo stesso mese del 2014 (una percentuale che si trasforma a -0,7% se rettificata per il fatto di aver avuto giorno lavorativo in meno). A livello zonale, le maggiori diminuzioni si registrano al nord Italia e in Sicilia, segnali della difficoltà dell’industria e dell’aggravio del disastro siciliano, mentre le uniche eccezioni positive si riscontrano in Emilia Romagna e in Toscana e, più contenute, al centro.

Non va meglio sul fronte dei carburanti: -5,5% per la benzina, rappresentativa dei veicoli più piccoli e delle fasce più povere della popolazione, e -2,2% per il gasolio per autotrazione, rappresentativo del trasporto merci via camion. Da segnalare anche un pesantissimo -20,1% per il gasolio agricolo.

Del resto, l’avevamo detto: in economia, Renzi ha fatto peggio di tutti, mancando l’occasione offerta dall’irripetibile per quanto insostenibile combinazione di bassi prezzi del petrolio, politica monetaria ultra-accomodante ed Euro svalutato.

Ora che i nodi stanno venendo al pettine, il commercio mondiale agonizza, i consumi ritracciano e le spese improduttive esplodono – immigrazione, sicurezza interna ed esterna in testa – e con esse il debito sovrano, arriva implacabile a chiedere il conto la nostra dissennata dipendenza dalle sorti di un capitalismo finanziario globale senza più armi e ormai al capolinea.

Francesco Meneguzzo

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