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Roma, 17 gen – Le difficoltà di bar e ristoranti chiusi al pubblico non si riflette solo sulle singole attività. Colpisce duramente anche la filiera, già costretta dalle circostanze a vendere sottocosto. E incide in maniera sensibile pure sull’invenduto, il cui conto arriva a sfiorare i 10 miliardi di euro. La denuncia arriva da Coldiretti, che ha condotto un’analisi sulle conseguenze delle chiusure e delle limitazioni imposte alla ristorazione. La stima per il solo 2020 vale 9,6 miliardi in termini di vino e cibi invenduti.



Bar e ristoranti chiusi: effetti a cascata

“La drastica riduzione dell’attività pesa sulla vendita di molti prodotti agroalimentari, dal vino alla birra, dalla carne al pesce, dalla frutta alla verdura che trovano nel consumo fuori casa un importante mercato di sbocco”. Questo vale in special modo per alcuni settori come quello ittico e il vitivinicolo, per i quali il settore rappresenta il principale (se non l’unico) canale di commercializzazione. Con bar e ristoranti chiusi soffrono anche “i prodotti di alta gamma dal vino ai salumi, dai formaggi fino ai tartufi”, spiegano da Coldiretti.

A bar e ristoranti chiusi si affiancano anche mense e agriturismi. Oltre 350mila esercizi le cui difficoltà si trasferiscono a cascata sulle 70mila industrie alimentari e altre centinaia di migliaia di aziende agricole lungo la filiera impegnate a garantire le forniture. Fanno in totale quasi 4 milioni di posti di lavoro, parte dei quali oggi a concreto rischio. Tanto più che la politica dei ristori si dimostra sempre più insufficiente.

“Difendere la prima ricchezza del Paese”

“Si tratta di difendere la prima ricchezza del Paese. La filiera agroalimentare vale 538 miliardi, pari al 25% del Pil nazionale, ma è anche una realtà da primato per qualità, sicurezza e varietà. Occorre salvaguardare – conclude la Coldiretti – un settore chiave per la sicurezza e la sovranità alimentare. Soprattutto in un momento in cui con l’emergenza Covid il cibo ha dimostrato tutto il suo valore strategico per il Paese”.

Filippo Burla



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