Roma, 4 set – L’Italia è ormai sull’orlo del baratro sul piano economico ed energetico. Le difficoltà che dovremo affrontare nel prossimo inverno imporranno dei razionamenti per famiglie e imprese, con l’ovvia conseguenza dell’acuirsi delle tensioni sociali. Pertanto, appare ormai chiaro che il nostro Paese sia entrato in piena economia di guerra – come denunciammo mesi fa su queste colonne – per l’incapacità e, talvolta, impossibilità di approvvigionarsi o produrre in breve termine delle fonti di energia alternative a idrocarburi e gas russo.

Il baratro economico è lampante

Gli accordi presi con nazioni africane come l’Algeria non possono coprire totalmente il nostro fabbisogno e la produzione che potrebbe ottenersi da centrali a carboni o lo sfruttamento del rigassificatore di Piombino stentato a decollare, principalmente per le polemiche di cittadini e politici territoriali, fomentate dai partiti con posizioni anacronistiche come il Movimento 5 Stelle, i Verdi o la Sinistra Italiana di Nicola Fratoianni. Le parole del presidente francese Macron, che ha più volte evidenziato come la Francia sia in economia di guerra, dovrebbero ulteriormente allarmarci: Parigi produce energia grazie al nucleare, che noi rifiutiamo come soluzione utile, ed ha meno dipendenza dal gas russo rispetto a noi. Pertanto, le nostre condizioni sono con ragionevole certezza ben più drammatiche rispetto a quelle francesi.

Nascondere la polvere sotto la campagna elettorale

Tuttavia, appare evidente la volontà di Quirinale e Palazzo Chigi di non scatenare tensioni e innalzare gli animi ulteriormente in campagna elettorale, ammettendo l’effettiva gravità della nostra situazione economica ed energetica. La scelta “democristiana” a cui stiamo assistendo è quella di attendere l’esito del voto e l’arrivo del famigerato mese di ottobre per dare il via a razionamenti e annunci roboanti riguardo il momento di crisi. Un esempio pratico di questo atteggiamento c’è stato durante la pandemia, quando si passò dagli slogan sul modello di “Milano non si ferma” alla previsione di “bare e morti in strada” nel giro di appena 72 ore. Purtroppo, la situazione adesso appare ancor più grave e seria del coronavirus, ragion per cui non resta che prepararsi anche agli scenari più drammatici.

Tommaso Alessandro De Filippo

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