Roma, 4 set – Diciotto reti subite, sette partite, tre punti, una sola vittoria. Numeri che, nel frettoloso mondo del pallone italiano, sarebbero come una ghigliottina pronta a far rotolare la testa del malcapitato allenatore di turno. Al contrario, sono pochi gli esempi di società pazienti e virtuose (da questo punto di vista) che hanno saputo dare la giusta continuità ad un certo progetto tecnico per raccoglierne poi i frutti a fine stagione. Tra queste il Lecce di inizio millennio che, allenato da Delio Rossi, al termine della settima giornata del campionato 2003/04 sembrava una squadra con un piede già nella serie cadetta.

Avvio disastroso, andata pessima

E se in quelle prime giornate la truppa allenata da Delio Rossi non avesse incontrato l’altrettanto disastroso Ancona le statistiche sarebbero state ancora più impietose. Nonostante i passivi pesanti – Lazio, Milan, Brescia – la squadra salentina ebbe un sussulto nel mese di novembre quando, dopo la vittoria contro l’Empoli, ottenne altri due punti contro Perugia e Sampdoria. La (fin troppo) giovane rosa dei giallorossi chiude l’andata con soli dodici punti.

I mesi della svolta

Nel mercato di riparazione Corvino – che in estate aveva comunque messo a disposizione del tecnico riminese tanti ragazzi di belle speranze – seguì nonostante tutto le indicazioni del proprio allenatore. Spazio quindi in porta ad un estremo difensore più esperto (Sicignano dal Parma al posto di Amelia) e mini-rivoluzione nel reparto nevralgico, con gli arrivi del colombiano Bolano – sempre dai ducali – e del centrocampista Franceschini.

Una svolta iniziata quindi nel mese dedicato a Giano, divinità romana rappresentante ogni forma di passaggio, e segnata sul campo in quello per eccellenza della purificazione, del rimedio a propri errori. Mentre il gioco propositivo inizia a ingranare il primo febbraio il Lecce torna a vincere, ai danni ancora dei già derelitti dorici. Seguono poi le belle affermazioni in casa di Chievo e Brescia, inframezzate dall’ottimo pareggio contro un Milan lanciatissimo verso lo scudetto. E ancora vittoria sul Modena, a cui si aggiungono un paio di punticini con Siena ed Empoli.

I capolavori finali

La lotta salvezza è un moto continuo e imprevedibile che fa assomigliare le squadre dei bassifondi agli uomini di mare: entrambi devono fare i conti con la propria pazienza e accettare forzatamente cambi di rotta, attese e fatiche. Metabolizzato quindi un inizio primavera negativo (3 sconfitte in 4 partite) il Lecce – propiziato dal favore dei venti – si appresta a perfezionare una salvezza che sa di miracolo.

La vittoria in rimonta contro l’Udinese è infatti solo l’antipasto per le successive imprese che garantiranno la permanenza in massima serie con 180 minuti d’anticipo. Se la decisiva vittoria è quella contro l’Inter al Via del Mare, il vero capolavoro della banda-Rossi è il successo – primo nella storia giallorossa – nella tana della Juventus. Una rocambolesca affermazione per 4-3 aperta dal pareggio del prezioso Franceschini e chiuso dalla marcatura dell’uomo simbolo di quelle annate, l’uruguaiano Ernesto Chevanton.

Seguirà l’ininfluente pareggio di Bologna e il 2-1 all’ultima sulla Reggina. Una traversata, quella del Lecce di Delio Rossi, conclusa nel migliore dei modi. Dopo mesi di mare in burrasca il dolce piacere di navigare nelle placide acque di metà classifica.

Marco Battistini

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