Roma, 21 mar – Lo avevano chiamato il «governo dei migliori». Ma, a giudicare dai risultati, l’esecutivo Draghi si merita più pernacchie che applausi. Senza contare lo sputtanamento internazionale dell’Italia, con Di Maio bullizzato da Lavrov e l’«autorevole» SuperMario snobbato da tutti, a tenere banco nelle ultime settimane c’è anche il caro benzina, che sta mettendo in ginocchio gli automobilisti italiani. Il costo del carburante, infatti, è stabilmente sopra i due euro al litro, con punte del 2,3. Normale che la richiesta dei consumatori fosse quella di tagliare le accise – cosa che, peraltro, allo Stato costerebbe poco o nulla. Eppure, anche in questo caso, il governo ha fallito.

Benzina alle stelle, governo nelle stalle

E pensare che sul rincaro della benzina Roberto Cingolani, il ministro della Transizione ecologica in persona, aveva addirittura parlato di una maxi-truffa a danno del consumatore. Ma la giustizia tace e il governo Draghi nicchia. E così la montagna ha partorito il proverbiale topolino: a fronte di una richiesta di dimezzamento delle accise, l’esecutivo non è andato oltre un taglio di 25 centesimi al litro. Una miseria. Tanto che Confindustria, finita la luna di miele con l’ex governatore della Bce, ha espresso tutta la propria delusione: «L’indisponibilità a un taglio strutturale delle accise sui carburanti porta a una limatura per soli 30 giorni di pochi centesimi di accise per litro», ha affermato in una nota. E, quindi, «l’effetto sul prezzo finale al consumo è ben inferiore agli aumenti in corso».

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Taglio delle accise? «Bisognava fare di più»

A bocciare il «governo dei migliori» ci ha pensato anche la Cgia di Mestre: «Le coperture saranno recuperate con la tassazione degli extraprofitti realizzati in questi ultimi mesi dalle aziende produttrici di energia. Insomma, visto che la manovra nel suo complesso non graverà sulle casse dello Stato, bisognava avere più coraggio», hanno fatto sapere dall’Associazione degli artigiani e delle piccole imprese. E invece niente: la richiesta, come detto, era una «riduzione del 50 per cento le accise su benzina e gasolio per autotrazione, portandone così il prezzo alla pompa rispettivamente a 1,74 e 1,78 euro al litro. Con la riduzione di 25 centesimi del prezzo alla pompa, invece, la benzina è destinata a scendere da 2,18 a 1,93 euro al litro». In pratica, l’impatto sull’economia reale sarà pari a zero. Ma per la stampa filogovernativa, si sa, Draghi continuerà comunque a essere l’unto del Signore. E della benzina, a quanto pare.

Gabriele Costa

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2 Commenti

  1. Anche il magna-magna sui combustibili è un fattore, tra gli altri, di forte incazzatura del produttore russo, sminuito come il più piccolo produttore italiano che al inizio non riusciva a comprendere il motivo per il quale lo abbattevano senza pietà. Bisognerebbe riflettere di più sugli oligarchi ucraini impuniti all’ estero. Tutti che guardano, coglioni, solo ai russi.

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