Roma, 21 mar – “Non discutiamo del cessate il fuoco durante i negoziati con l’Ucraina” perché “i nazionalisti (ucraini, ndr) usano le pause per riorganizzarsi”. E’ quanto dichiarato da Dmitry Peskov, portavoce del Cremlino, alla stampa russa.

Mosca: “Niente cessate il fuoco, rendere Ucraina più cooperativa”

“Mosca è grata a tutti i paesi che offrono mediazioni nei negoziati con Kiev, ma è importante non solo optare per la sede dell’incontro, ma anche rendere l’Ucraina più cooperativa”, ha detto Peskov. “In realtà, qualcuno che può farlo dovrebbe esercitare la propria influenza su Kiev per renderla più cooperativa, più costruttiva in questi colloqui”, ha affermato ancora il portavoce del Cremlino, citato dalla Tass. “La scelta di una sede per qualche ipotetico incontro – ha comunque specificato Peskov – è una questione secondaria, anche se, ovviamente, siamo grati a tutti i paesi che esprimono la loro volontà di assistere questo processo negoziale”.

Da queste affermazioni emergono dunque due elementi. Il primo: la Russia per la prima volta rimarca di non disposta a discutere del cessate in fuoco in questa fase del conflitto. Il secondo: la Russia attende la mossa di una nazione “terza”, in grado di mediare tra le parti e soprattutto di avere abbastanza peso contrattuale con l’Ucraina.

La tigre e il sonaglio

Ma quali sono questi “Paesi” che possono giocare un ruolo decisivo sul tavolo delle trattative? Essenzialmente, come ormai chiaro a tutti, soltanto la Cina potrebbe davvero dettare una svolta diplomatica. Il dragone asiatico mantiene però una linea più fredda e non sembra disposta a ritagliarsi il ruolo di arbitro auspicato da più parti. Non a caso Xi Jinping ha passato la palla infuocata agli Stati Uniti. “Spetta a chi ha messo il sonaglio al collo della tigre il compito di toglierlo”, ha detto il leader cinese a Joe Biden. Una frase sottile, metafora sin troppo chiara: la tigre è la Russia e il sonaglio è un ovvio riferimento all’allargamento della Nato ad Est che avrebbe incautamente mandato su tutte le furie la “belva”. Dunque secondo Pechino spetta a Washington e in generale ai membri della Nato avvicinarsi al felino furioso e provare a toglierli con opportuna cautela il sonaglio tintinnante.

Gli altri “moderatori”

Ci sono però altre nazioni che stanno cercando di ergersi a moderatori: Turchia, Israele e adesso pure Svizzera. Quest’ultima è intervenuta adesso, per certi aspetti a sorpresa, sulla scena. “Le  pistole tacciano presto”, ha detto il presidente svizzero Ignazio Cassis, facendo presente che la sua nazione (storicamente neutrale, ndr) è pronta a ospitare i colloqui tra Ucraina e Russia.

Eugenio Palazzini

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