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Roma, 20 gen – Avere una casa di proprietà? E’ “un’ossessione” tutta occidentale che “mina la crescita e la fiducia nel capitalismo”. Ne è convinto l’Economist, noto settimanale britannico di economia, che in un articolo del 16 gennaio individua nell’acquisto delle abitazioni una delle principali cause della crisi che attanaglia la nostra società. Anzi, la casa di proprietà sarebbe addirittura “il più grande errore della politica economica occidentale”. Colpevoli di questo maledetto vizio sono in particolare i cittadini europei, ma pure gli americani non possono certo dirsi immuni.

Infatuazioni

“Le politiche abitative deformate che risalgono alla seconda guerra mondiale e che si intrecciano con un’infatuazione per la proprietà domestica hanno causato uno dei fallimenti economici più gravi e duraturi del mondo ricco”, scrive l’Economist. Il periodico londinese che d’altronde si autodefinisce “un prodotto del liberalismo caledoniano di Adam Smith e David Hume”, arriva così ad attaccare addirittura una delle basilari esigenze dell’uomo, occidentale o meno che sia. Quindi nessuno dovrà ambire a “una solida casa”, magari “di pietra squadrata e liscia per istoriarne la facciata” così come descritta nel sublime canto With usura di Ezra Pound.

Maledette case popolari

E chissà cosa penserebbe il grande poeta statunitense della sparata del settimanale britannico, che arriva addirittura ad elogiare l’affitto e stroncare la realizzazione di case popolari, perché certo, meglio non avere un tetto di proprietà: “Dagli anni ‘50 in poi i governi hanno utilizzato sussidi, agevolazioni fiscali e vendite di case popolari per incoraggiare l’occupazione dei proprietari rispetto agli affitti”. Orrore, tutto questo per il megafono dei guru liberisti avrebbe addirittura provocato un depauperamento dell’investimento degli acquirenti.

Quindi, “se si ignora la leva finanziaria, di solito è meglio possedere azioni piuttosto che possedere case. Coloro che possiedono case spesso diventano nimby che resistono allo sviluppo nel tentativo di proteggere i loro investimenti. Ciò incanala le classi medie e aumenta ulteriormente i prezzi. E alimenta l’accumulo di debito ipotecario che rende più probabili le crisi”. Insomma, per l’Economist dovremmo smetterla di puntare così “in alto”, ovvero cercare di comprare una casa. Volete mettere una bella vita precaria, senza certezze e con la possibilità di ritrovarsi a dormire sotto un ponte? Allora sì che la crisi economica verrebbe definitivamente risolta.

Eugenio Palazzini

9 Commenti

  1. I “proprietari” non esistono più, sono diventati ostaggi che servono solo a pagare il parassitismo di notai, fisco e amministratori; a comandare e decidere sono stato-comune-regione con le loro migliaia di leggi del caxxo.

  2. E’ noto che i bachieri globalisti occulti, che creano il denaro in forma privata tramite le loro banche centrali e altre banche, vogliono le popolazioni autoctone in ogni dove sradicate al fine di impossessarsi di ogni loro territorio e risorsa.
    Le proprietà devono essere tutte loro, case comprese, al fine di avere servi sradicati e isolati che gli arricchiscano ancor piu’ con gli affitti.
    Il discorso è lo stesso per quanto riguarda la voglia della dittatura finanziaria di abolire i contanti; qualsiasi ricchezza in denaro sarebbe tenuta solo presso le loro banche private e le popolazioni sarebbbero spogliate addirittura del diritto di tenersi con se’ il frutto del loro lavoro!A quel punto il controllo di un individuo, rimasto senza alcuna risorsa, sarebbe facile e definitivo.

  3. Meglio azioni che case!! Cosi poi i banchieri oligarchici fanno una bella crisi di mercato pilotata come al solito e si prendono i soldi dei cittadini depredati di ogni bene!!La cosa sorprendente è che una rivista promuova tali abberrazioni delle elites occulte!!

  4. La proprietà della casa è oggi una presa in giro; è un bene deperibile e sempre di più soggetto ad “espropri frammentati”. Nei vari paesi cosiddetti avanzati è in essere un continuo movimento a speculare “palleggiando” tra affitti e proprietà immobiliari, alternando priorità e convenienze. La proprietà della terra è più interessante e reale, ma questo aspetto viene celato e gestito solo dai potenti, cinici, materialisti e mondialisti. Per gli altri a fatica è conquistabile un orto…

  5. Eppure dietro questo articolo di economist c’è anche molto di più: globalismo estremo, sradicamento culturale e tradizionale, logica del pensiero dominante e del grande “giusto”.
    La società moderna, globale, multiculturale vorrebbe persone senza radici, senza passioni, senza desideri personali ma solo consumatori, risparmiatori pensionati disoccupati etc –
    Siamo completamente arrivati alla “demonia dell’economia” che Evola aveva visto 50 anni fa

  6. I figli della PERFIDA ALBIONE ,per me sono FIGLI DI PUTTANA , vedasi i due sussex …..
    ed il suffisso SEX …. già li (s)qualifica ….. ed una è una NEGRA !!!

    Sento le voci dei martiri di El Alamein …. , non ci credete ? FOTTETEVI !

    Al posto d’ avere case (non cose) nostre dovremmo stare in affitto ??? e DA CHI ?
    immobiliari in mano agli ebrei ????
    inglesi andate a farvi FOTTERE !!!!

    E dovremmo mettere i nostri danari in BORSA ?????? e quella sarebbe economia ????

    La borsa é come il mercato , nel senso degli STRACCIONI che vendono con le bancarelle !!!!

    abbiamo 3.000 anni di storia da rispettare , gli inglesi sono CIùLA pegur (scopatori di pecore….)

    NOI SIAMO ROMA IMPERIALE !!!!!

    AD MAIORA !

  7. Se non fossero volgari usurai, si potrebbe pensare che siano dei folli utopisti… Pericolosissimi!
    Mirano ad uno sterminato popolo di alienati, senza ne Cultura ne Tradizioni ne radici, disperati, microchippati, multi sessuati e multi colorati, da cui pescare schiavi sotto pagati e non pensanti.
    MY HOUSE, MY CASTLE!

  8. L’aumento spaventoso dell’IMU nel dicembre 2011 (in origine senza esenzione per la prima casa) vi ricorda niente? Vi evoca qualche collegamento con l’articolo di cui sopra? Ovviamente senza risvolti complottisti, che diamine

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