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Roma, 3 gen – In occasione dei quarant’anni dall’ingresso nella (allora) Comunità europea – avvenuto il 1 gennaio 1981 – e dei vent’anni dall’adozione della Grecia dell’euro (1 gennaio 2001) può essere utile ricordare le implicazioni dovute alla permanenza della nazione ellenica nell’Unione e nell’eurozona. Non si trascuri, a tal proposito, la possibilità che per l’Italia si ripresenti una situazione analoga a quella greca – seppur in maniera differente – dovuta alla continua approvazione di aiuti economici che ci legano indissolubilmente alla macchina burocratica europea.



La storica crisi greca

La cosiddetta “crisi greca” ha avuto inizio ufficialmente nel 2009. L’allora primo ministro George Papandreou rivelò che i bilanci erano stati appositamente modificati al fine di rispettare i parametri per l’ingresso nell’area euro. Questo causò il rapido tracollo dei titoli di stato greci. Il debito pubblico venne declassato a “titolo spazzatura” nel 2010, creando ancora più sfiducia nei mercati. Conseguentemente, nel 2011, i Paesi dell’Unione Europea ed il Fondo Monetario Internazionale approvarono due piani di “aiuto” per un totale di 240 miliardi di euro. Ingabbiando la Grecia ad un rigoroso piano di taglio della spesa pubblica. I provvedimenti più conosciuti spaziano dal vasto taglio degli stipendi e delle pensioni statali, alla privatizzazione di massa di settori chiave per la nazione.

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Grecia ed euro, ovvero l’austerità uccide

Le conseguenze dell’entrata della Grecia nell’euro sono indissolubilmente legate agli effetti che la famigerata Troika ha avuto sull’integrità e la “salute” della Nazione. In appena dieci anni, infatti, conseguentemente alla politica imposta dall’Unione Europea, il Pil greco ha subito una contrazione del 44%, mentre il potere d’acquisto ha perso quasi un quarto del suo valore iniziale. I problemi di natura economica, a cui si aggiungono un taglio alla sanità del 75% in dieci anni e disoccupazione giovanile al 40%, hanno causato un incremento preoccupante del tasso medio di suicidi, aumentato in media del 7-8% l’anno.

Il caso greco serva all’Italia

La Troika che ha colpito duramente la Grecia non è scomparsa, ma ben nascosta dietro agli aiuti economici in risposta alle crisi dei Paesi membri. È il caso dell’Italia, gravemente colpita dall’imperversare delle restrizioni in risposta al Covid-19, la quale potrebbe ritrovarsi in una situazione analoga a quella greca. Con al collo lo stretto cappio formato dalle politiche di austerità richiesteci dai burocrati europei.

Un parallelismo è più che doveroso. Utile a ricordare quali possono essere le conseguenze di scendere a patti con un organismo sovranazionale motivato tutto tranne che da interessi sociali. Le conseguenze dirette della Troika per i cittadini greci non sono così diverse da quelle che potrebbero presentarsi per gli italiani in seguito ad un eventuale utilizzo del Mes e del Recovery Fund. Oggi, più che mai, è essenziale sottolineare che l’austerità uccide. Letteralmente. E chiunque voglia imporre una politica di questo tipo non potrà mai essere dalla parte dei cittadini.

Giacomo Garuti

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2 Commenti

  1. Siamo al depauperamento, altro che austerità! I greci, i portoghesi, non chiedevano molto per vivere e far vivere.

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