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grano guerra del granoRoma, 21 lug – Speculazioni di mercato, apertura indiscriminata delle frontiere, prezzi in crollo verticale e imprenditori sul lastrico: l’hanno già ribattezzata la “Guerra del grano” e rischia di far chiudere i battenti a 300mila aziende agricole italiane. E’ per questo che, nella giornata di ieri, la Coldiretti è scesa in piazza a Roma.



“È una situazione insostenibile”, spiega Roberto Moncalvo, presidente Coldiretti: senza adeguate contromisure “sono a rischio 300mila aziende e 2 milioni di ettari coltivati in Italia”. Dall’anno scorso i prezzi sono calati di oltre il 40%, le importazioni dall’Ucraina sono cresciute del 315%, facendo diventare Kiev il nostro terzo fornitore di grano tenero (quello che serve per il pane), mentre il Canada, già primo partner per il grano duro, ha aumentato le spedizioni del 4%. Una situazione insostenibile, denuncia l’associazione degli agricoltori: “Bisogna – spiega il presidente Coldiretti, Roberto Moncalvo – smettere di importare grano a dazio zero, bisogna pretendere controlli del 100% del grano importato e bisogna portare a termine il percorso di trasparenza nella filiera: indicazione d’origine del grano in etichetta sulla pasta, sul pane e su tutti i prodotti simili”, anche al fine di evitare che un acquirente compri pacchi di pasta ‘italiana’ fatta in realtà al 100% con grano straniero – come già succede con i grandi produttori nazionali. “È il risultato – aggiunge Gianni Cantele, presidente Coldiretti Puglia – delle scelte poco lungimiranti fatte nel tempo da chi ha preferito fare acquisti speculativi sui mercati esteri di grano da “spacciare” come pasta o pane Made in Italy, per la mancanza dell’obbligo di indicare in etichetta la reale origine del grano impiegato. Un comportamento reso possibile dai ritardi nella legislazione comunitaria e nazionale che non obbliga ad indicare la provenienza del grano utilizzato in etichetta. Un pacco di pasta su tre è fatto con grano straniero, così come la metà del pane in vendita“.

In questa guerra del grano molti agricoltori riescono ad andare avanti solo grazie ai fondi europei, consci però che si tratta di soluzioni-tampone incapaci di aiutare l’azienda agricola a reggersi sulle proprie gambe. Tanto che, da anni, la produzione è in perdita, costringendo in molti a chiudere: i prezzi scesi a una mancia di qualche centesimo (servono cinque chili del cereale per pagare un caffè) mettendo a rischio la sopravvivenza non solo dei piccoli produttori. “La battaglia del grano – parole di Fabrizio Filippo, Coldiretti Pisa – è strategica per la nostra terra, per il nostro paesaggio e per le nostre famiglie. Il prezzo del grano che viene pagato oggi agli agricoltori ci riporta indietro di 30 anni. Da pochi centesimi al chilo concessi agli agricoltori dipende la sopravvivenza della filiera più rappresentativa del made in Italy mentre dal grano alla pasta i prezzi aumentano di circa del 500% e quelli dal grano al pane addirittura del 1400%. E’ indispensabile accorciare la filiera, stringere accordi con i panificatori locali per valorizzare le nostre farine. Il consumatore è il nostro grande alleato”.

Filippo Burla

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1 commento

  1. Noto con piacere che anche un’istituzione del mondo agricolo come Coldiretti sia tornata a paventare l’esigenza dei dazi doganali. Era l’ora!! C’hanno dormito sopra per più di 30 anni e come si suol dire:”è inutile chiuder la stalla quando il miccio è scappato!”. Ma tant’è… sono piccoli segnali. Mi domando solo: fino a quando dovremo accontentarci soltanto di questi??

    Sandro Righini
    Gruppo di Studio AVSER

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