L’Europa e l’Italia non sanno cosa sia l’autonomia energetica. La guerra in Ucraina ci sta mostrando solo quello che avremmo già dovuto sapere. Questo vale soprattutto per gli idrocarburi, in particolare il gas. Una chiara idea di quanto i Paesi europei dipendano dalla Russia la forniscono i dati Eurostat sulle importazioni. Nel 2020, rispetto al totale del gas importato in tutta l’Unione europea, il 38,1% proveniva dalla Russia. Uno dei maggiori importatori di gas dalla Russia è la Germania, che importa il 65,2% del totale, mentre l’Italia ne importa il 43,3%. Ci sono poi nazioni che ne importano molto di meno, sempre in proporzione: per esempio la Francia solo il 16,8%, dato che può contare su altre risorse energetiche, in particolare grazie all’ampio utilizzo dell’energia nucleare. Tuttavia non figura solo il gas tra le esportazioni di materie prime con le quali Mosca alimenta buona parte dei consumi delle famiglie e della produzione industriale europea. Dalla Russia arrivano tutti quei metalli che sono necessari alla transizione energetica. Stiamo parlando di alluminio, nichel, palladio e altri. Andiamo con ordine.

Questo articolo è stato pubblicato sul Primato Nazionale di maggio 2022

Materie prime essenziali

Per comprendere l’importanza dell’alluminio nella transizione verde è utile citare una recente intervista dell’Agi a Mario Conserva, segretario generale di Face, la federazione europea che rappresenta l’industria dell’alluminio. Secondo Conserva, «l’alluminio si è imposto ovunque come materiale indispensabile per tantissimi usi e avrà un ruolo centrale nella transizione verde. Per la sua riciclabilità e per la sua ecosostenibilità è al centro del Green deal della Commissione europea e la sua domanda aumenta ovunque, anche in Italia, un Paese già molto avanzato e pioniere per l’utilizzo dell’alluminio». Al tempo stesso, però, in Europa la produzione del grezzo primario, la materia prima essenziale, è in grave difficoltà a causa dell’aumento del costo dell’energia. L’alluminio, dunque, conviene più trasformarlo che «produrlo di sana pianta».

Per questo, al momento, un quarto dell’alluminio primario di cui le aziende italiane hanno bisogno viene dalla Russia. Un dato in crescita di quasi tre volte negli ultimi dieci anni. In Italia l’industria del suddetto metallo è solida e ben differenziata, ed è leader in Europa nel riciclo di questo materiale. Pur essendo «ricchi» di industrie di trasformazione di alluminio (siamo al secondo posto in Ue), il nostro Paese, come anche l’Europa, è carente di alluminio primario, che si deve dunque importare.

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Nel biennio 2019-20 la Russia è stata il principale esportatore in Italia (e in Ue) di alluminio grezzo primario: in particolare, Mosca ha alimentato l’Europa con quasi il 55% della sua produzione globale di alluminio primario, vale a dire con oltre 2,2 milioni di tonnellate di materia prima indispensabile per il nostro manifatturiero a valle, coprendo da sola oltre il 20% del deficit produttivo nel Vecchio continente. L’import in Italia di alluminio primario dalla Russia è stato di circa 265mila tonnellate nel 2019 (nel 2010 erano 94mila) e di circa 175mila nel 2020. «Considerando che in Italia abbiamo un utilizzo totale nel 2020 di metallo leggero (primario e secondario) di poco superiore a 1,8 milioni e un fabbisogno di primario stimabile intono a 1 milione di tonnellate all’anno – spiega Conserva – il primario russo va a coprire intorno a un quarto delle nostre necessità». L’Europa e l’Italia dipendono da Mosca perché la nostra bolletta è troppo salata, e lo è perché, invece di investire nel nucleare, preferiamo puntare su altre forme di approvvigionamento. Un circolo vizioso da cui pare la politica non voglia uscire.

Se vuoi essere green…

Nella lista di materie prime, passiamo ora al nichel e alle controproducenti sanzioni. La Russia è il terzo produttore al mondo del prezioso metallo: nel 2021 ne ha estratto 250mila tonnellate, di cui 193.006 da Nornickel, il principale produttore mondiale di nichel raffinato. La produzione di Nornickel ammonta a circa il 7% della produzione mineraria globale, che nel 2021 è stata di 2,7 milioni di tonnellate.

Le sanzioni imposte a Mosca, e in particolare quelle che bloccano l’export del nichel e di altre materie prime, potrebbero rallentare la diffusione e l’adozione di veicoli elettrici, spostando in avanti l’agenda di decarbonizzazione dell’Europa occidentale. Lo afferma uno studio di…

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