Roma, 3 lug – “Usami per il tempo che ti serve”. E ancora: “Se mi usi, ho bisogno di te come guida e come sostegno”. La lettera era senza data, ma riconducibile agli anni fra il 2007 e il 2011 quando Christine Lagarde, da ieri governatore in pectore della Bce, siedeva sulla poltrona di ministro dell’Economia della Francia. Così si rivolgeva all’allora presidente Nicholas Sarkozy, dando di sé un’immagine che sottomessa è dir poco. Non sorprenderà, allora, che nel valzer delle nomine che contano in Ue, a spuntarla sia stata proprio Parigi.

Chi è Christine Lagarde

Classe 1956, è – al pari di Ursula von der Leyen, destinata alla presidenza della Commissione Ue – la prima donna che guiderà la Bce. Si tratta anche della prima personalità senza studi di economia: figlia dell’altissima borghesia parigina, la Lagarde è infatti laureata in giurisprudenza.


Esponente dell’Ump, ha iniziato la sua carriera “istituzionale” nel 2005. Senza soluzione di continuità, è stata prima ministro delegato al Commercio estero, poi dell’Agricoltura e della pesca, successivamente titolare delle Finanze e dell’industria.

Dall’Fmi e la macelleria greca alla Bce

Christine Lagarde diviene nota alle cronache per prendere possesso, nel 2011, dello scranno più alto al Fondo monetario internazionale. Succede al suo connazionale Dominique Strauss-Khan, esautorato a causa di uno scandalo di natura sessuale poi rivelatosi una montatura.

Non è invece una montatura il ruolo che l’Fmi ebbe nella crisi della Grecia. Pur avendo preso avvio prima del suo insediamento, l’intervento si è concretizzato sotto la presidenza Lagarde. Con i risultati che tutti conosciamo. La Troika era sì composta, oltre che dal Fondo, anche da Unione Europea e Bce. Marchiani furono però gli errori commessi in sede di analisi da parte del primo, che sottostimò clamorosamente i moltiplicatori fiscali (a livello 0,5: erano fra tre e cinque volte più alti), imponendo misure draconiane che riuscirono persino a peggiorare una già drammatica situazione. Il Pil si è così contratto di oltre il 20% in più rispetto alle previsioni e la disoccupazione, che non doveva superare il 15%, è schizzata al 25%. L’Fmi ha scontato, scrisse l’editorialista economico del Daily Telegraph, Ambrose Evans-Pritchars, un “pregiudizio pro-euro” che l’ha portato di fatto a “sacrificare la Grecia per salvare l’euro e le banche del Nord Europa”.

Un curriculum di tutto rispetto, non c’è che dire. Al quale dobbiamo aggiungere il tentativo esperito nel 2011 per tentare di costringere l’Italia ad accettare un intervento finanziario. In cambio ovviamente delle solite “riforme”. Berlusconi e Tremonti si opposero, ma il commissariamento arrivò comunque a novembre di quell’anno con la crisi speculativa sui nostri titoli di Stato e l’insediamento di Mario Monti alla presidenza del consiglio.

Con la piena benedizione di Emmanuel Macron, Christine Lagarde arriva così fino al vertice dell’Eurotower. Non un fulmine a ciel sereno, dato che il suo nome era fra quelli papabili. Ma che dice molto sui nuovi equilibri che regneranno in Europa: a questo giro l’ha spuntata la Francia, riuscendo in qualche modo a ridimensionare una Merkel (la quale ha comunque un’ottima stima della Lagarde) sempre meno leader indiscusso.

Il tandem Christine Lagarde – Ursula von der Leyen

Se le nomine dovessero essere confermate dal Parlamento Ue, ai vertici delle istituzioni comunitarie siederanno così due donne. Detto delle esperienze della Lagarde, non va meglio con quelle di Ursula von der Leyen.

Tedesca, classe 1958, ininterrottamente dal 2005 ha rivestito per tre volte la carica di ministro nel governo federale tedesco. Torniamo di nuovo all’annus horribilis 2011. Proprio mentre Lagarde premeva per il nostro commissariamento, la von der Leyen si spingeva oltre, proponendo di legare eventuali aiuti ai membri in crisi dell’eurozona in crisi con la richiesta di depositare beni in garanzia. Nello specifico, il nostro oro o le nostre aziende strategiche.

L’unione di intenti fra le due nuove “teste” dell’Ue condurrà al disastro? Nonostante i “precedenti”, infatti, già da qualche anno l’Fmi ha iniziato, sia pur timidamente, a ripensare i propri modelli. Se prima l’austerità e le riforme strutturali erano l’unica via da percorrere, oggi la musica sembra in minima parte cambiata. E’ quindi estremamente probabile che, seguendo la nuova trama, che Christine Lagarde possa riprendere in mano il “bazooka” lanciato da Draghi con il nome di Quantitative Easing. Modificandolo, dandogli forse una diversa taratura. Ma certo non riponendolo in soffitta.

Altro ossigeno, insomma, per un’eurozona che è e rimane disastrata e preda delle contraddizioni intrinseche di una moneta unica architettata male e realizzata peggio. Un effetto placebo che, come già dimostrato fino ad oggi (nonostante l’invasione di liquidità l’inflazione, zavorrata da una crescita che resta asfittica, di salire non ne vuol proprio sapere) rischia solo di procrastinare la nostra agonia. Evitando forse manovre lacrime e sangue. Ma non per questo affrontando qui problemi talmente connaturati all’euro dal non poter essere in alcun modo risolti. A meno di non voler dare una nuova forma all’unione monetaria, magari iniziando a discutere di trasferimenti monetari dalle zone più ricche a quelle più in difficoltà. Scelta di politica economica standard in condizioni “normali”, ma che la Germania non accetterà mai. E anche qualora si dimostrasse aperta all’ipotesi, chiederebbe in cambio di scrivere – insieme a Bruxelles e alla Bce stessa – direttamente le nostre finanziarie. Sarebbe desiderabile?

Filippo Burla

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  1. Ricordiamoci del parere della Lagarde sui figli dei greci (paese in cui molti bambini sono morti per povertà!) i cui genitori per lei andavano massacrati di tasse per arricchire gli usurai produttori della moneta privata creata tramite banche centrali e banche tutte private;

    ”Ho piu’ simpatia per i bambini africani che per i figli degli evasori“. Pagate le tasse per il bene dei vostri figli: lo ha mandato a dire ai genitori greci il direttore del Fondo Monetario Internazionale Christine Lagarde.

  2. Ecco, ci manca l’aumento dell’inflazione e siamo a posto. Aumentare l’inflazione (ovviamente senza adeguare le garanzie e gli interessi sui depositi) è un bel modo per mettere le mani sui risparmi degli Italiani-formichine, vaporizzandoli nella finzione che non sia così. Gente anche oltre la mezza età finirebbe per ritrovarsi senza pensione (nei fatti già abrogata per chi è nato dalla metà degli anni ’60 [gli anni del baby-boom] in qua) e senza la “sponda” messa faticosamente insieme in vari decenni e impossibile da rimpolpare durante il tramonto della propria vita. Forse è in previsione di questo scenario che si discute silenziosamente di “adeguamento della normativa sul fine vita” (si legge “eutanasia”, a scanso d’equivoci). La vacca che non dà più latte, si porti al macello per farne dadi da brodo, o anche solo concime. Dài, che è una figata!

  3. La nuova capa della banca centrale europea , che è privata e crea a costo zero ed esentasse il denaro che centellina ai paesi soggetti in cambio delle “riforme” da loro imposte, nel 2016 è stata condannata da un tribunale francese, evitando tuttavia il carcere, per aver approvato una pagamento enorme di soldi dei contribuenti francesi a favore del controverso finanziere Bernard Tapie.E oltre a rimanere al FMI, adesso l’hanno anche promossa.E ci parlano di “meritocrazia” ma la parola piu’ consona è “plutocrazia”

  4. […] Altra “amica” della Grecia e grande sostenitrice dell’austerity è Christine Lagarde, già Ministro dell’Economia francese sotto la presidenza Sarkozy. Vi avevamo detto che la nuova maggioranza avrebbe cooptato i super-europeisti di Sarkozy & Co. La Lagarde è poi passata a dirigere il Fondo Monetario Internazionale, e adesso è stata eletta Presidente della Banca Centrale Europea, succedendo a Mario Draghi. Il quale, seppur convinto europeista, aveva previsto fondi per aiutare gli Stati più deboli ad affrontare la crisi, di cui anche l’Italia ha beneficiato negli anni scorsi.  Sotto la guida della Lagarde, il FMI varò i provvedimenti durissimi che colpirono la Grecia nella crisi del 2011, con prestiti e interventi straordinari – è bene sempre ricordare che ne hanno usufruito solo le banche nord-euopee e tedesche in particolare e mai i cittadini ellenici – in cambio di tagli alla spesa pubblica, licenziamenti in massa di dipendenti statali, perdita del benché minimo welfare, privatizzazioni selvagge che, come abbiamo già detto, hanno privato Atene del controllo di settori strategici nella vita del proprio Paese. Due dati tanto per far capire meglio i risultati dell’austerity inflitta ai cittadini greci dalla Troika e dalla signora Lagarde in primis: “il Pil si è così contratto di oltre il 20% in più rispetto alle previsioni e la disoccupazione, che non doveva superare il 15%, è schizzata al 25%”. (fonte: https://www.ilprimatonazionale.it/economia/macellaia-grecia-bce-christine-lagarde-123303/). […]

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