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Marchionne fa a pezzi la storia dell’auto: la Maserati lascia Modena

by Filippo Burla
14 comments

maserati modenaModena, 8 apr – Non bastava la quotazione di Ferrari, ormai diventata uno strumento finanziario controllata da una holding olandese e quotata al mercato di Wall Street. Non era sufficiente l’aver fatto diventare il marchio Lancia una succursale produttiva dell’americana Chrysler – a proposito: ma è Fiat ad aver acquisito Chrysler o l’opposto? Ora anche Maserati finisce sotto la scure implacabile di Sergio Marchionne.

La società, nata a Bologna all’inizio del ‘900 ma dagli anni trenta con sede a Modena, è destinata infatti a chiudere lo storico stabilimento della città emiliana. Nonostante le rassicurazioni dei mesi scorsi sul mantenimento della piena occupazione, Fca ha ormai deciso che sotto la Ghirlandina si andrà ad esaurimento con i modelli (già datati) GranTurismo e GranCabrio, i quali non verranno sostituiti. Al loro posto resterà il solo centro di ricerca e sviluppo. Nessun nuovo modello Maserati, dunque, per la sede di viale Ciro Menotti. Ad eccezione – a partire da gennaio 2017 – dell’Alfa 4C, modello di nicchia che avrà volumi decisamente più ridotti per garantire gli attuali livelli di forza lavoro. E’ così che almeno 120 operai risulteranno in esubero. Fiat Chrysler fa sapere di poterne ricollocare 60, per gli altri si aprirà invece la strada della cassa integrazione o dell’accompagnamento alla pensione.

“La situazione è gravissima. Modena non si può permettere di perdere la produzione Maserati, quello in atto è un esproprio ai danni del territorio”, spiega Cesare Pizzolla, segretario della locale Fiom, che spiega come “la produzione non partirebbe a gennaio, perché ci vuole tempo per industrializzare un nuovo modello”. Senza considerare poi le ulteriori problematiche: “Le ricadute, infatti – continua Pizzolla – non riguarderanno solo i lavoratori, ma anche l’indotto e tutto il territorio”.

Filippo Burla

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14 comments

Il Duca Bianco 9 Aprile 2016 - 11:01

I sindacati possono evitare di piagnucolare per ogni cosa. Sono stati loro stessi ad agevolare siffatte metodiche autolesioniste.

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Anonimo 9 Aprile 2016 - 12:28

Eh si perchè se qualcuno sposta la produzione di un marchio dalla sua fabbrica storica per portarla a Grugliasco (TO) è colpa dei sindacati, o dei lavorati… Sei un grande.

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guido 9 Aprile 2016 - 10:15

cesare pizzolla grazie anche al tuo “contributo” sindacale litaglia e di conseguenza la Maserati, và in malora….grazie cesare, grazie sindacati , viva l’itagliota del PD

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ivan 9 Aprile 2016 - 10:21

Aziende strategiche come il gruppo Fca devono avere una congrua quota di azioni in mano allo Stato, con buona pace dei liberal-liberisti centrodestri o centrosinistri.

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guido 9 Aprile 2016 - 10:33

…. gli imprenditori fanno giustamente gli imprenditori, “niente guadagni si cambia e/o si chiude”. Con uno stato meno esoso e consorterie, sindacati e gente mantenuta e/o potere politico ridotto, tutto questo non sarebbe successo….è solo colpa nostra che abbiamo permesso a questa gente di avere potere…..solo colpa nostra, solo colpa nostra…….siamo troppo individualisti e dalla “vista corta” pensiamo solo al ns orticello…..

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paolo 13 Aprile 2016 - 3:56

ma per favore…… aziende di stato….. non ce ne sono quasi più neanche in russia

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Anonimo 9 Aprile 2016 - 11:57 Reply
alessandro 10 Aprile 2016 - 10:46

La maserati lascia modena per andare a produrre dove ?
Il fatto che un imprenditore per il bene della propria azienda e del suo utile possa andare dove vuole e’ vero ma e’ pur vero che se sei un azienta italiana e sfrutti il tuo nome per vendere il made in Italiy qui devi produrre altrimenti non vantarti piu di essere italiana dirai esempi maserati cinese ,e poi se vuoi andartene devi restituire i soldi che lo stato ti ha dato negli ultimi 20 anni ,e’ si le assunzioni agevolate con decontribuzione ,i contratti di formazione a carico pubblico ,i vari incentivi per vendere degli anni passati ,i costi della cassa integrazione ,ecc. ecc. e’ troppo facile fae industria cosi

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guido 10 Aprile 2016 - 10:56

….se ritieni che sia “troppo facile fare l’industriale così” potresti farlo tu “l’industriale”. Probabilmente sei uno di quelli a cui non piace “mettersi in gioco e rischiare del suo”…un dipendente insomma….in ogni caso avrà utilizzato “agevolazioni” ma ha dato lavoro a tanti operai che hanno o stanno “vivendo” …..vedi tu….

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Stefano 11 Aprile 2016 - 2:16

Io non ho capito dove verrà prodotta, anche perché la Maserati non è la Fiat, che è un marchio rivolto ad un pubblico di massa e dove l’incidenza dei costi si riflette enormemente sui margini, ma è un prodotto pur sempre di nicchia ed un fiore all’occhiello del made in Italy, infatti, non a caso, furbescamente il reparto R&D rimane lì.

Se sposta la produzione in una nazione vista come comunque tecnologicamente evoluta, e mi riferisco a Germania o USA, i costi non credo gli abbasseranno di molto, per cui non ne capirei la ragione, se invece la sposta in Cina? in Serbia? o nazioni simili, io credo che ciò che risparmia, ma credo che questo lo sappia anche lui meglio di me, sarebbe una sorta di suicidio, per cui sono curioso di capire fino in fondo come si muoverà e che strategia adotterà!

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Anonimo 11 Aprile 2016 - 1:57

Ora l’imprenditore non può fare neanche il proprio mestiere

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Anonimo 11 Aprile 2016 - 5:05

L’L’imprenditore può fare il proprio mestiere ma non deve ledere chi ha lavorato per la sua ricchezza, in questo caso hanno leso una nazione che li ha foraggiati all’all’inverosimile, debbono ringraziare questa assurda classe politica che concede tutto ai piu forti, alcuni di voi dicono molte congiututture, vorrei ricordarvi che l’alfa romeo la fiat grazie a Prodi e Crack non e costata una lira e i finanIamenti a fondo perduto cadevano a pioggia

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Anonimo 12 Aprile 2016 - 6:39

La Maserati sposterà la produzione a Grugliasco che essendo Torino rimane comunque in Italia. Se non sapete non commentate e/o giudicate. Io ho lavorato in Ferrari proprio sui motori Maserati e il problema nasce dal fatto che non si vende quindi non c’è modo di tenere aperti 3 stabilimenti. Avendone già due a Torino ( per motivi loro che noi comunque non sappiamo e quindi non possiamo giudicare) hanno deciso di chiudere uno e in questo caso Modena. Credo che qualunque imprenditore con 3 stabilimenti deciderebbe di chiudere uno se ha troppe persone che lavorano su un prodotto che non viene venduto.

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