Roma, 10 gen – Cosa c’entrano immigrazione e reddito di cittadinanza? C’entrano, perché è soprattutto su questi due temi che si gioca l’attuale partita tutta interna all’esecutivo fra Lega e M5S. Una partita puramente politica, che però non riesce a nascondere anche problematiche di natura tecnica. Rischiando, di fatto, di rinviare a data da destinarsi la piena entrata in vigore del sussidio caro alla componente grillina.

Il primo terreno di scontro, come detto, è politico. Superato almeno per il momento (ma i decreti attuativi, ancora non pronti, potrebbero nascondere il diavolo nei proverbiali dettagli) lo scoglio dell’accesso degli immigrati all’assegno, sempre sul tema stranieri si continua però a “combattere”. Il riferimento è all’accordo di Conte con l’Ue per i clandestini a bordo delle navi Sea Watch e Sea Eye, soluzione invisa a Salvini che tenta la carta reddito di cittadinanza per far sentire la propria voce. E come? Facendo ostruzionismo: il decreto sulla misura, previsto per ieri, slitta infatti ad oggi, ma potrebbe persino essere rinviato alla settimana prossima. “Colpa” delle pensioni di invalidità, argomento su cui la Lega si batte e che potrebbe vedere ben 400 milioni stornati dal sussidio pentastellato. Il quale perderebbe dunque ulteriori risorse dopo gli oltre 2 miliardi limati in sede di trattativa con l’Ue. L’assegno, non è dato sapere come, rimarrebbe comunque invariato: massimo 780 euro al mese per 18 mesi, prorogabili di ulteriori 18 a seconda dei casi.

Si apre qui il secondo capitolo. Il reddito di cittadinanza poggia infatti su due pilastri: da un lato il sussidio vero e proprio, dall’altro le politiche attive del lavoro. Per queste ultime è stato stanziato un miliardo di euro, che se può essere sufficiente a garantire le assunzioni nei centri per l’impiego, non è detto che queste diventino operative nell’immediato. Anzi. Essendo la competenza regionale ma le risorse nazionali, da quando le somme vengono messe effettivamente a disposizione al momento in cui si procede effettivamente con l’inserimento dei nuovi dipendenti nei ranghi possono passare mesi, se non anni. Da qui l’oggettiva impossibilità di partire ad aprile come preventivato. O meglio: si potrà iniziare con l’erogazione l’assegno, ma sarà necessario attendere ancora parecchio tempo prima che il secondo pilastro – la ricerca di un’occupazione o di un’attività formativa – prenda effettivamente corpo. Ammesso che lo faccia mai: le esperienze (e le solenni promesse) del passato non depongono in alcun modo a favore.

Filippo Burla

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