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Milano, 15 mag – Lunedì 18 maggio è vicino, il giorno in cui le attività commerciali riapriranno, tra polemiche e mancanze. Allo stuolo di critici del governo si unisce anche Confcommercio: ma mancano anche certezze. Che pesano.

Male gioiellerie, arredamento e abbigliamento

Secondo le stime dei commercianti, infatti, a Milano un terzo delle attività che da lunedì possono riaprire terrà comunque le serrande abbassate. Il motivo? La paura di non riuscire a tenere testa alle spese economiche richieste per mettere “in regola” le attività. ll risultato del sondaggio effettuato da Confcommercio Milano ci dice esattamente questo, ovvero che solo il 65 per cento dei commercianti ha intenzione di aprire. La percentuale poi diventa ancor più sconfortante per quanto riguarda i settori dell’arredamento, torrefazione e gioiellerie: il 97 per cento di questi negozi si fermerà ancora. Per i professionisti la percentuale si attesta al 74 percento tra i professionisti. Un po’ “meglio” si fa per dire la percentuale delle agenzie di viaggio (50 per cento) e i pubblici esercizi (il 45 per cento).

Le stime sugli hotel di Milano

Solo il 29 per cento degli hotel che a Milano sono associati a Federalberghi ha già riaperto e di questi solo il 12 per cento riaprirebbe anche i ristoranti interni ai clienti di fuori. Le percentuali della città metropolitana prevedono l’apertura per l’86 per cento dei pubblici esercizi e l’89 per cento dei parrucchieri ed estetisti. “Un’attività su tre rischia di non riaprire una volta finita l’emergenza Covid-19” dichiarano i rappresentanti di Confcommercio  “quattro locali su cinque di quelli in affitto non riescono a pagare il canone di locazione”. “Siamo destinati a vivere il 2020 con uno scenario da Ferragosto con l’aggravante che non ci saranno turisti. Non ci sarà nessuna corsa agli acquisti nè a mangiare fuori”, dicono ancora i portavoce di Confcommercio.

Ilaria Paoletti