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Roma, 15 mag – “In Europa impazza il pensiero neoliberista e non c’è nessun paese che pensi a stampare moneta” ma adesso “non ci resta altra strada se non quella di immettere moneta a corso legale nel nostro territorio (fatto che, nella situazione in cui ci troviamo, non può ritenersi vietato dai Trattati) e provvedere nel modo più ampio possibile alle nazionalizzazioni dei servizi pubblici essenziali, delle fonti di energia e delle situazioni di monopolio, come prevede l’articolo 43 della Costituzione”. E’ quanto scritto su L’Antidiplomatico da Paolo Maddalena, vicepresidente emerito della Corte Costituzionale e presidente dell’associazione “Attuare la Costituzione”. Non un signor nessuno che azzarda sparate alzo zero senza cognizione di causa insomma. Maddalena non le manda a dire all’Unione europea (e non è la prima volta), inquadrando perfettamente la drammaticità della situazione attuale e soprattutto indicando l’unico modo per uscirne senza collassare. Perché, comunque la si pensi, questo è il serio rischio che sta correndo oggi l’Italia.

Mes e Recovery fund? Un suicidio

“L’Unione europea – scrive Maddalena – ha concesso, in data 12 maggio, una deroga al diniego degli aiuti di Stato, previsti dai trattati, per aiutare imprese e banche, con somme parametrate alla situazione di bilancio dei singoli Stati, per cui, mentre la Germania potrà indebitarsi per 1000 miliardi, l’Italia non potrà indebitarsi oltre i 300 miliardi”. Ma soprattutto “quello che stupisce nel descritto quadro è che in Europa impazza il pensiero neoliberista e non c’è nessun paese che pensi a stampare moneta. Fatto che evidentemente – afferma Maddalena – vede ostile la Germania e l’Olanda in particolare, oltre l’Austria e altri Paesi del Nord, che concepiscono l’economia liberista un sistema che li avvantaggia ai danni dei Paesi più deboli”.

Il magistrato fa notare poi come sia “sintomatico che la Svezia, che non fa parte della zona Euro, ha deciso di stampare 30 miliardi, come fanno del resto Usa, Giappone, Cina e gli altri Stati del mondo. In questa situazione appare evidente che l’Italia è stata messa all’angolo e che sarà molto difficile per noi uscire indenni da questa impasse economico”. Maddalena mostra di avere le idee chiarissime anche sul ricorso al Mecccanismo europeo di stabilità e al fondo di nuova costituzione dell’Ue. “Sarebbe suicida per noi attingere al Mes e anche al Recovery Fund, che costituirebbero altri nodi scorsoi stretti al collo, peggiorando così la nostra situazione, ed appare evidente che l’unico rimedio che abbiamo è quello, reso necessario dalla situazione in cui ci troviamo, di stampare moneta”. Uno schiaffo ben assestato alla gran parte dei commentatori allineati al pensiero unico sul tema.

Stampare moneta e nazionalizzare

“Se si pensa che tutto il nostro enorme deficit deve essere garantito dallo Stato, – scrive ancora Maddalena – è evidente che le nostre garanzie si riducono all’intero territorio italiano con tutte le fonti di produzione di ricchezza che esso contiene. La nostra salvezza, oggi più che mai, è affidata ai principi della nostra Costituzione, la quale, all’articolo 11, sancisce che l’Italia: ‘consente a limitazioni di sovranità’, ‘in condizioni di parità con gli altri Stati’, al fine di ottenere un ordinamento ‘che assicuri la pace e la giustizia tra le Nazioni’, e non per far prevalere gli interessi di altri Stati, nonché l’articolo 117, comma 1, lettera e), che attribuisce alla legislazione esclusiva dello Stato la tutela della moneta e del risparmio”. Per questo, scrive infine il magistrato, “non ci resta altra strada se non quella di immettere moneta a corso legale nel nostro territorio (fatto che, nella situazione in cui ci troviamo, non può ritenersi vietato dai Trattati) e provvedere nel modo più ampio possibile alle nazionalizzazioni dei servizi pubblici essenziali, delle fonti di energia e delle situazioni di monopolio, come prevede l’articolo 43 della Costituzione”.

Alessandro Della Guglia

4 Commenti

  1. Buongiorno signor Paolo Maddalena, mi chiedo ma chi dovrebbe occuparsi di riorganizzare il nostro paese con nazionalizzare ciò che ci hanno tolto e pensare a stampare moneta. Si è reso conto di chi ci governa?

  2. Interessante. Ritengo però necessario segnalare che vi sono “nazioni” che vivono costrette (!) internamente con la doppia moneta (locale-euro, locale-dollaro) e lì i problemi non sono stati risolti, anzi p.es. pure la speculazione sui cambi impera. Moneta leggera e/o moneta pesante sono sostanzialmente utili a modulare, maggiormente, ammortizzando, in termini politico-economici-finanziari le fasi di sviluppo o non sviluppo, sul mercato interno ed estero. Sono lo specchio doppio “forzato” della situazione.
    La questione dovrebbe essere ribaltata… verso la “moneta” vera. A parte la questione, non marginale, dell’ oro e similari (materie prime), bisogna piuttosto affrontare il tema della nostra capacità di valorizzare o meno la nostra terra (quanto e come è rimasta nostra?!) e il nostro studio-lavoro, altrimenti la moneta nostra, condivisa o meno, sarà sempre specchio della nostra pochezza. Oltre e a sostegno della nazionalizzazione dei servizi pubblici essenziali…
    Poi, ma solo poi, potremo fare gli svizzeri, i giapponesi… o meglio.