Il dibattito sulla necessità di diventare una società «senza contante», basata esclusivamente sul denaro elettronico, è diventato praticamente quotidiano. Esistono attori che hanno effettivamente le proprie ragioni nel sostenere tale posizione (banche, grandi aziende, in parte – ma solo in parte – la Pubblica amministrazione) e attori con ragioni percepite o di appartenenza (il bisogno del ceto semicolto urbano di sentirsi «progressista», nonché segmento avanzato prossimo ai valori della classe dirigente). Ma esiste anche un buon numero di argomentazioni a favore di un cauto scetticismo, approfondendo accuratamente la questione prima di credere ciecamente alla narrazione dell’irrealistica «vittoria contro l’evasione fiscale».

A chi (non) conviene

Tanto per cominciare, oggi i segmenti a favore della moneta digitale sono quelli maggiormente integrati nei vertici del sistema economico. Per la banca, il contante è un costo che rende meno «scalabile» il processo di completa informatizzazione della propria funzione. Per il settore bancario nella sua interezza, infatti, il pagamento elettronico costituisce un’enorme leva sociale, dal momento che quest’ultimo avviene – al contrario del denaro contante – solo con il tramite di un attore terzo (la banca, appunto) tra chi cede e chi riceve il denaro. Inoltre, la grande azienda della grande distribuzione organizzata (Gdo) minimizza rischi di errori, controlli e costi umani se riceve il 100% dei pagamenti tramite denaro elettronico.

Questo articolo è stato pubblicato sul Primato Nazionale di gennaio 2023

Viceversa, ad avere uno svantaggio sono quei segmenti che, sebbene numericamente rappresentino la maggior parte della società, sono tendenzialmente sottorappresentati nella narrazione politica perché meno vicini al potere: pensionati, lavoratori saltuari, artigiani e piccoli imprenditori.

I rischi dell’eliminazione del contante

Il fatto che possa esistere una razionalità economica nel passaggio da un tipo di moneta all’altra, che la moneta elettronica sia «meno costosa, più automatizzabile, più controllabile» in una formula «più economicamente razionale» non esaurisce la questione. In verità, al contrario, questo fatto ci obbliga a ragionare sul ruolo della moneta nella società. Perché, se innegabilmente essa è uno strumento che assolve una funzione economica, esistono anche questioni sociali e politiche da sollevare. Una per tutte: la cartamoneta permette di scambiare denaro tra due intermediari qualsiasi, mentre il denaro elettronico, tendenzialmente, richiede il passaggio attraverso un terzo attore, che però necessariamente – per il momento, almeno – deve essere un privato: una banca, un istituto finanziario, un sistema di pagamento tramite carta di credito.

Questo aspetto, da solo, dovrebbe già inquietare e spingere la nostra classe dirigente a riflettere maggiormente: siamo sicuri che privatizzare o delegare a privati la funzionalità di ogni singola operazione economica nel nostro Paese – anche la più infima, come la mancia della nonna al nipote a fine anno – sia una scelta lungimirante? La grande argomentazione a favore di questa operazione è sostanzialmente: «Potremmo eliminare la criminalità e l’evasione». Questa ipotesi non solo appare dubbia ma, anche se fosse realizzabile, rappresenterebbe comunque un…

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1 commento

  1. Chiamo i carabinieri per una querela che le procedure successive consentiranno di bypassare con un rito abbreviato nel quale la parte lesa finisce dietro alla lavagna (ovvero non viene interpellata, di fatto silenziata, altrimenti pure gabbata).

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