Roma, 14 gen – La Corte Suprema del Brasile contro Jair Bolsonaro. L’ex-presidente è ora ufficialmente indagato per il caos dei giorni scorsi contro gli edifici istituzionali, quella “Capitol Hill carioca” molto sottolineata a livello mediatico. Una baracconata, diremmo noi.

Brasile, Bolsonaro ufficialmente indagato

Dunque il caos che ha sconvolto il Brasile non risparmierà l’ex-presidente Bolsonaro, già visto con sospetto poco dopo i risultati elettorali del 30 ottobre. Ora la Corte Suprema ha deciso di includerlo tra gli indagati per l’assalto agli edifici istituzionali compiuto dai suoi sostenitori l’8 gennaio, come riportato da Tgcom24. Ad avanzare la richiesta il procuratore generale del Brasile Augusto Aras, il quale ipotizza reati di “istigazione e paternità intellettuale” degli attacchi alle istituzioni, soprattutto per la presenza di un video “che mette in dubbio la regolarità delle elezioni presidenziali del 2022”. Del resto, i documenti trovati in casa dell’ex ministro della Giustizia Anderson Torres, in cui ci sarebbero tracce dell’intenzione dello stesso Bolsonaro di ribaltare l’esito delle elezioni, già lo avevano messo nei guai.

Il ridicolo comportamento dell’ex presidente dopo il voto

L’atteggiamento di Bolsonaro dopo la vittoria dell’avversario Luiz Inacio Lula da Silva è del resto stato ambiguo, goffo e a tratti pure un abbastanza ridicolo. Prima non riconosce la sconfitta elettorale e invita alle manifestazioni, poi – dopo essere fuggito in Florida – condanna gli attacchi ai palazzi del potere così: “Le manifestazioni pacifiche, secondo la legge, fanno parte della democrazia. I saccheggi e le invasioni di edifici pubblici come quelli di oggi, così come quelli praticati dalla sinistra nel 2013 e nel 2017, sono illegali”. Insomma, un personaggio abbastanza disastroso. In termini sostanziali come d’immagine. Ma che il Brasile, in questo, non riesca a trovare una quadra da decenni è fin troppo evidente.

Alberto Celletti

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