Roma, 14 gen – Covid, Kraken dopo Omicron. Ma sinceramente abbiamo perso il conto. La questione del coronavirus è andata fuori controllo anche quando era ben più pericolosa di adesso, sia ben chiaro. Solo che leggere questo continuo aggiornamento di varianti (anzi, di sottovarianti, in questo caso) per un virus ormai definito perfino meno letale dell’influenza sembra quasi una parodia dei romanzi distopici.

Covid, ora la Kraken “contagiosa ma non pericolosa”

L’Ansa fa ridere e piangere insieme, anche perché dovrebbe – in teoria – fornire le notizie con taglio d’agenzia e non di altro genere: “Kraken allunga le sue mani in Europa”. Cos’è, una forma aliena o un virus? E in effetti, dopo c’è la spiegazione, visto che “prende il nome da un leggendario mostro marino” che  “ha attraversato l’Atlantico e potrebbe diventare dominante nel Vecchio Continente”. La previsione è del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc). Ma previsione utile per chi? Per la stragrande maggioranza della popolazione oppure per i pochissimi che, giustamente, hanno bisogno di salvaguardarsi? Sembra un “copione fotocopia”, quello del Covid. Ora, certamente, c’è poco da attecchire, perché con la crisi economica e la guerra in corso c’è ben altro a cui pensare.

L’ Oms “consiglia” l’uso della mascherina

L’Oms, che questa storiaccia ricorderà sempre come una delle protagoniste meno affidabili, “consiglia” l’uso della mascherina. Bontà loro. Nel frattempo la stampa continua a contare il numero di asintomatici e praticamente si muove nella stessa direzione in cui viaggiava quando il Covid era ai suoi “tempi d’oro” (si fa per dire, ovviamente). Novecento milioni di contagiati in Cina, 82% negli Usa. Un disastro. Che la stragrandissima maggioranza di loro abbia a stento un colpo di tosse continua a non interessare nessuno. E sono passati soltanto tre anni. Gli strumenti per far riscoppiare tutto da un giorno all’altro, insomma, ci sono. Ed è questo l’aspetto che, onestamente, fa più tremare. Fuori dai palazzi del governo, siamo sicuri che Roberto Speranza non fa che dannarsi l’anima. Vorrebbe esserci ancora. Quel brio, probabilmente, gli manca da morire. Non parliamo nemmeno dei “virologi star”, alla finestra, pronti a scendere in campo.

Alberto Celletti

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