Roma, 6 lug – Le speranze di ripresa dell’economia dell’eurozona devono fare i conti (non da oggi) con le difficoltà della la Germania. La sedicente “locomotiva” vive infatti da mesi le avvisaglie di una crisi che rischia di non concludersi presto.

A maggio crollo degli ordini

Dopo la frenata di aprile, con la produzione industriale calata dell’1,9%, anche maggio non sembra deporre a favore di Berlino. Gli ordini del mese, pubblicati ieri dall’istituto di statistica federale Destatis, mostrano infatti un calo negli ordinativi pari a 2,2 punti percentuali rispetto al +0,3% registrato il mese precedente. Che diventa un drammatico -8,6% su base annuale (rispetto cioè a maggio 2018). Sconfessate così le già non ottimistiche previsioni, che parlavano rispettivamente di -0,2 e -6,2%.


A pesare è soprattutto il settore automobilistico, ma a soffrire del calo degli ordini è tutta l’industria: “Il brusco calo del dato mina alla base la possibilità di un rimbalzo del manifatturiero della Germania, o quantomeno indebolisce l’idea che l’industria tedesca avesse toccato il fondo alla fine del primo trimestre”, ha commentato l’analista di Ing Carsten Brzeski.

Cala la domanda interna, crolla quella estera

A far flettere i numeri della Germania sono sia la componente interna che quella estera. Se la prima è in discesa dello 0,7%, molto peggio fa la seconda: -4,3%, con -1,7% dall’eurozona e addirittura -5,7% dagli altri Paesi. Segno, quest’ultimo, che le non placate tensioni internazionali (che oppongo gli Stati Uniti alla Cina e, sia pur in misura minore, all’Ue) si stanno facendo prepotentemente sentire su di un’economia, quella tedesca, fatta di austerità per andare alla ricerca della domanda estera.

Un’architettura “made in Germania” e poi estesa al resto dell’area euro, che mostra così tutte le sue fragilità. Trascinando con sé – il Pil era già stato rivisto al ribasso, ora la stima potrebbe essere ulteriormente revisionata – tutti i partner.

Filippo Burla

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