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Roma, 25 sett – Risparmiare, che fatica! Eppure, non pochi sono quelli che magari a costo di più di qualche sacrificio, euro dopo euro, mettono da parte un gruzzolo da far fruttare nel tempo. A luglio di quest’anno la raccolta del risparmio gestito ha attinto quota 67,3 miliardi di euro da inizio dell’anno, un tesoretto di tutto rispetto. Ai nostri giorni la ricerca di un rendimento remunerativo e l’assenza di rischi mal si conciliano; i Buoni del Tesoro (Btp), i conti deposito vincolati o i buoni fruttiferi postali sono prodotti a basso rischio ma privi di emozioni e fondamentalmente troppo difensivi per concedere un interesse sufficiente, il quale viene reinvestito insieme al capitale iniziale, creando un effetto moltiplicatore. Mai dimenticare la lezione di Warren Buffett, uno degli uomini più ricchi del pianeta: guadagnare è non perdere soldi, le perdite eventuali quando controbilanciate e minimizzate sono le basi di un futuro investimento di successo.

Poca fantasia e tanti numeri quando ci sediamo a parlare di soldi; prima di qualsiasi scelta è bene informarsi con l’aiuto di un consulente e prendere consapevolezza delle opportunità e dei rischi specifici per ciascun strumento finanziario. Solo le società specializzate, infatti, hanno accesso al più alto numero di informazioni e possiedono sofisticati strumenti di calcolo e monitoraggio. L’investimento dev’essere flessibile, partire da importi modesti e poi volendo rimpolparlo in seguito, adattarsi su misura alle esigenze e ai progetti di vita del singolo. Ad esempio, secondo l’analisi di Moneyfarm, chi ha 30 anni può partire investendo 5-10 mila euro con un lungo orizzonte temporale, di almeno 5 anni, privilegiando un mix bilanciato suddiviso tra materie prime, indici legati all’andamento dei cambi, azioni, obbligazioni e liquidità.

Tutti pronti a scoprire un ETF, un “Exchange Traded Fund”, né azione ne quota di fondi comuni ma come quest’ultimi negoziato in Borsa. Un Etf consiste in un paniere di titoli diversificati per “Asset class” in pancia ad un fondo d’investimento o una Sicav, il cui obiettivo è di seguire le performance dell’indice benchmark di riferimento di quel settore di mercato dove sono collocati. Si dice che è una gestione passiva perché replica il passo dell’andamento di mercato dei diversi settori di operatività, cosa che consente di contenere verso il basso i costi di gestione (la voce TER). Oltretutto, supponendo una perdita per il comparto azionario, un’altra parte dei nostri soldi investiti sull’oro, ad esempio, tenderà a generare guadagni (come è noto, il metallo giallo è il bene rifugio, il porto sicuro quando si scatenano le turbolenze). Tenete presente che, nel caso le cose vadano per il peggio, il patrimonio dei risparmiatori viene tenuto separato dal capitale sociale di chi si prende cura della gestione del portafoglio, quest’ultimo soggetto a rischio di insolvenza. In Italia un ETF è soggetto alla tassa del 26% degli utili sulle rendite finanziarie.

Novità del 2017 sono i PIR (Piano individuali di risparmio) che prevedono la detassazione delle plusvalenze qualora si mantenga l’investimento per più di 5 anni a condizione di mantenere almeno il 70% del capitale nelle mani di società con sede in Italia (o in quelle UE che abbiano filiali stabili) e che almeno il 30% serva a finanziare società non quotate all’indice Ftse-Mib di Borsa italiana.

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