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sanità pubblicaRoma, 31 mar – La sanità pubblica appare malata e malconcia. E’ stata la Corte dei Conti a redimere il bollettino medico che impietosamente evidenzia un buco di 1 miliardo di euro nel bilancio del 2015. Macchinari vecchi e cure mediche salvavita troppo costose non permettono ai nostri ospedali di essere all’avanguardia o semplicemente di raggiungere i medesimi standard qualitativi di altre realtà europee. In particolare i macchinari salvavita come quelli per la radioterapia per i pazienti oncologici che costano dai 2 ai 6 milioni di euro e i nuovi farmaci d’Oltreoceano contro Aids, tumori e Alzheimer che costano in media 100 mila euro a ciclo terapeutico, sono irraggiungibili per moltissimi dei nostri ospedali. Secondo uno studio, per raggiungere i livelli di eccellenza della Germania servirebbero 10 miliardi in più di spesa: in pratica si passerebbe dagli attuali 1800 euro di spesa per cittadino a 2500.



Ma se da un lato non si riesce ad investire in tecnologia e nuovi farmaci, dall’altro i nostri nosocomi abbondano in spese per l’apertura e il mantenimento di nuovi reparti con più medici che pazienti. Una contraddizione che stride con il rosso in bilancio. E così scopriamo nel resoconto della Corte dei Conti che nelle corsie stazionano 6400 apparecchiature diagnostiche obsolete con il 72% dei mammografi e il 76% dei sistemi radiografici con più di 10 anni di funzionamento.

Una situazione grave e al limite del controllo perchè come se non bastasse i nostri ospedali sforano di 1 miliardo e 700 milioni nella spesa farmaceutica preferendo acquistare medicinali di marca e costosi piuttosto che gli equivalenti generici.
Questi dati allarmanti sulle condizioni di salute della sanità pubblica mettono in luce tutte le contraddizioni legate alla gestione regionale e soprattutto le debolezze nell’assicurare una decente assistenza domiciliare agli ammalati gravi e ai disabili. Secondo uno studio della Bocconi l’80% non avrebbe alcun supporto a domicilio.

Segni evidenti di un sistema sociale che una volta poteva definirsi universalistico ma che oggi sotto le spinte dei continui tagli e della trasformazione degli ospedali in vere e proprie aziende, sta diventando selettivo a discapito delle fasce sociali più deboli.

Giuseppe Maneggio

 

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