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Come si misura la ricchezza di una nazione? C’è il Pil, c’è il patrimonio, c’è la posizione netta sull’estero. Tre indicatori fra i tanti. Il primo è fermo da almeno due decenni. Stagnazione secolare, dicono. Preferiamo chiamarla con il suo nome: moneta unica. La stessa che costringe – se vuole mantenere insieme i suoi cocci – alla svalutazione interna per riassorbire quegli squilibri che sarebbero altrimenti «scontati» in fisiologici periodi di decremento (o incremento) dei corsi della propria divisa.



Questo articolo è stato pubblicato sul Primato Nazionale di giugno 2021

Con la necessità della svalutazione interna l’Italia fa i conti almeno dal 2011. È da allora che la conosciamo come «austerità», termine edulcorato per nascondere una realtà drammatica. Le riforme Monti-Fornero prima, il Jobs act dopo; nel mezzo, la percentuale dei senza lavoro imposta praticamente per legge grazie agli allucinanti – quanto non validati – meccanismi di stima dell’Ue, che la «vedono» costantemente in doppia cifra e sulla base di ciò valutano le nostre finanziarie. Le quali a loro volta tenderanno, guarda un po’ il caso, a confermare i presupposti. Quando si dice le profezie che si autoavverano! A spese della ricerca della piena occupazione, che pure sarebbe dettato costituzionale.

Il continuo calo della quota salari

Un elemento, quest’ultimo, che ci permette di introdurre un ulteriore elemento alla domanda iniziale. Parliamo della quota salari, indicatore espresso in percentuale del Pil che rappresenta l’ammontare della ricchezza prodotta che finisce nelle tasche dei lavoratori. Una misura, approssimativamente, di distribuzione – prima ancora che di redistribuzione – del reddito, dato che la creazione di lavoro (a determinate condizioni, salariali anzitutto) è la politica principe in tal senso, ben lungi da qualsiasi misura assistenzialista capace solo di lanciare la palla in tribuna per non affrontare il nocciolo del problema.

Come sarà evoluta nelle magnifiche sorti e progressive della svalutazione interna? Se una delle chiavi delle politiche di austerità è, fra le altre cose, la cosiddetta «moderazione salariale», non stupirà apprendere che la quota salari sia andata progressivamente…



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