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Roma, 26 giu – Quando, il 14 Settembre del 2003, la Svezia venne chiamata alle urne per votare sull’adozione dell’euro, erano in molti a dare per scontata la vittoria del Sì. La grancassa si era mossa all’unisono: governo, associazioni imprenditoriali e buona parte dei media descrivevano la moneta unica in termini assai positivi e come qualcosa che potesse portare soli benefici. L’euro era entrato in circolazione meno di due anni prima, ma già allora i cittadini svedesi sembravano aver capito che avrebbe creato solo problemi. Fu così che il 56% di essi votò contro, preferendo tenere la valuta nazionale svedese.



Da allora sono ormai passati 18 anni. Potrebbe essere logico pensare che i cittadini di Svezia abbiano, sull’euro, cambiato idea. Tanto più che Stoccolma, in qualità di membro dell’Unione Europea, sarebbe (in via teorica) tenuta ad adottare la valuta comune.

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La Svezia nell’euro? Tre cittadini su quattro dicono di no

Ebbene, un sondaggio condotto da Europe Elects tra il 28 aprile e il 28 maggio scorsi, su un campione di quasi 10mila elettori, dà invece come risultato una vera e propria doccia freddi nei confronti di Bruxelles. Il 76% degli intervistati ha infatti dichiarato di essere contraria all’adozione dell’euro. Un aumento di 20 punti percentuali rispetto al 2003, il quale prova il crescente euroscetticismo della nazione nordica. La Svezia sembra insomma aver che l’euro, lungi dall’essere un successo, è un colossale fallimento economico.

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Non serve, d’altronde, essere particolarmente ferrati in materia per osservare la sostanziale differenza tra Svezia e zona euro. La prima è sempre riuscita ad uscire velocemente dai periodi di recessione, mentre la seconda sconta contraddizioni intrinseche che la tengono ancorata ad una stagnazione che non pochi non hanno esitato a definire “secolare”. Una trappola nella quali i sudditi di Carlo Gustavo non sembrano abbiano intenzione di cascare.

Giuseppe De Santis

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