Roma, 29 nov –  Grazie all’Ue per le banche europee il regalo di Natale è arrivato con un mese d’anticipo. A consegnare il dono non poteva non essere un finlandese. Secondo il ministro delle Finanze di Helsinki, Mika Lintilä: “È importante fornire alle banche gli strumenti giuridici per recuperare rapidamente il valore dei prestiti insoluti senza doversi rivolgere ai tribunali, garantendo al contempo un elevato livello di protezione ai debitori”. Detto in parole povere, gli istituti di credito potranno anche pignorare i beni immobili dei loro debitori senza bisogno di attendere il via libera del tribunale. A dare la notizia è stato Il Corriere della Sera. Tutto ciò a detta di Lintilä è una delle strade da percorrere per risolvere “il problema dei crediti in sofferenza delle banche”. Tuttavia è difficile credere che basterà pignorare i capannoni per affrontare il nodo dei crediti deteriorati. Prima di entrare nel merito del provvedimento è bene comprendere chi ha voluto questa proposta

Il ruolo del Consiglio dell’Unione Europea

Helsinki, infatti, si è fatta portavoce di ciò che aveva già deciso all’unanimità dal Consiglio dell’Unione Europea. Quest’ultimo (insieme al Parlamento europeo) è l’istituzione preposta all’adozione della legislazione dell’Ue, attraverso regolamenti e direttive, e all’elaborazione di decisioni e di raccomandazioni non vincolanti. Esso è composto da un rappresentante di ciascuno Stato membro a livello ministeriale, “abilitato a impegnare il governo dello Stato membro che rappresenta” (articolo 16, paragrafo 2, TUE). Inoltre, va ricordato che quest’organo è presieduto dal rappresentante dello Stato membro che esercita la Presidenza dell’Unione europea: quest’ultima cambia ogni sei mesi, secondo un ordine definito dal Consiglio mediante deliberazione all’unanimità (articolo 16, paragrafo 9, TUE).

Pertanto il provvedimento in oggetto, non è figlio di Bruxelles ma è frutto di una decisione condivisa da tutti gli stati nazionali. I rappresentanti degli stati europei presso l’Ue (come è contenuto nella nota del Consiglio dell’Unione Europea) “Hanno approvato la posizione del Consiglio su una proposta relativa a un quadro comune e ai requisiti minimi per un meccanismo extragiudiziale per recuperare il valore dei crediti avallati con garanzie reali qualora il debitore sia inadempiente. Un’efficace escussione extragiudiziale può contribuire a prevenire l’accumulo di crediti deteriorati, in quanto fornisce alle banche gli strumenti giuridici per recuperare più rapidamente le garanzie”. Ora la palla passa al Parlamento Europeo.

Una tempistica sospetta

Chiarita la questione del metodo, è bene entrare nel merito di questo provvedimento dell’Ue. A destare qualche sospetto sono soprattutto le tempistiche. Oggi infatti, lo stock dei crediti deteriorati è in netto calo rispetto al periodo della crisi. In pratica, chiudiamo la stalla quando i buoi sono scappati.

Inoltre, il nuovo meccanismo non si può applicare in maniera retroattiva. Ciò vuol dire che non può diminuire i crediti da riscuotere. Al massimo consentirebbe alle banche in un futuro prossimo di mettere alle strette più facilmente i suoi creditori. Ad ammetterlo è lo stesso Lintilä che però non manca di sottolineare come l’Italia non ha ancora risolto questo problema in maniera efficace. A dar man forte al ministro finlandese ci pensa anche una ricerca della società di consulenza Oliver Wyman, pubblicata ieri da Il Sole 24 Ore. La ricetta proposta si basa su un taglio dei costi di 5 miliardi di costi nei prossimi cinque anni per restare con la (scarsa) redditività attuale che i ricavi sono destinati comunque a calare.  Ciò causerebbe una perdita di 70.000 lavoratori e settemila filiali in meno. La Oliver Wyman propone una serie di interventi radicali di cambiamento del modello di business. Tradotto in italiano: gli istituti di credito italiani per salvarsi devono concedere meno crediti e far fuori migliaia di lavoratori.

Una misura che colpisce gli imprenditori

In questo quadro la proposta di Lintilä, se verrà approvata dal Parlamento Europeo causerà dei danni enormi. Il nuovo meccanismo proposto per l’escussione extragiudiziale accelerata delle garanzie dovrebbe essere concordato in anticipo tra un istituto di credito e il debitore, in genere al momento della concessione del prestito, e sarebbe disponibile solo per i prestiti alle imprese. Ovviamente, questo nuovo processo dovrebbe essere concordato tra le parti. In assenza di accordo, per il debitore che non rimborsi il prestito, la garanzia reale sarebbe valutata e venduta (mediante vendita privata o asta pubblica) o pignorata (tramite un trasferimento di proprietà al creditore). I proventi fino a un valore pari al debito residuo sarebbero poi trasferiti al creditore. Questo è quanto possiamo leggere nella nota del Consiglio.

L’Ue con questa mossa non impedirebbe una nuova crisi dei crediti inesigibili. Se questa misura dovesse diventare operativa a farne le spese sarebbero le piccole imprese non solo per il credit cruch. Durante l’ultima crisi che ha stravolto il sistema bancario italiano, i veri creditori inadempienti non furono le Pmi. Sono stati i grandi nomi della finanza a mettere in ginocchio le banche italiane, da Mps fino a Popolare di Vicenza. Oggi, vi immaginate qualcuno che pignora la casa a un De Benedetti.

Lo scontro tra finanza ed economia reale vedrebbe soccombere come sempre accade in questi anni proprio quest’ultima. Al momento pare che si salverebbero solo i crediti al consumo, così come i prestiti per i quali viene utilizzata come garanzia la residenza principale del debitore. Chi quindi ha stipulato un mutuo per comprare una casa per il momento è salvo. Anche se nessuno ci garantisce che se passa la logica dell’escussione extragiudiziale, tanti mutuatari inadempienti si ritroverebbero a dormire sotto i ponti senza alcun pronunciamento della magistratura.

Salvatore Recupero

1 commento

  1. Con una mano ti danno, con l’ altra ti tolgono. Il surplus, nel passaggio da una mano all’ altra, resta ovviamente a loro! E tu facilmente resti con il cerino in mano, spento per sempre.

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