Damasco, 31 gen – Non vi è pace per la Siria. Non si esauriscono i terroristi internazionali ingaggiati e finanziati anche dalle potenze occidentali. Ad oggi armati in piccole sacche che resistono nella zona di Idlib, nei territori del nord pattugliati da turchi, americani e curdi, oppure ad est, ai confini con l’Iraq. Ma non finiscono mai nemmeno i missili provenienti da sud-ovest, dalle colline del Golan occupate da Israele. Dall’inizio del conflitto siriano, infatti, gli israeliani non hanno mai cessato il fuoco contro l’antico popolo dell’Eufrate già piegato da undici anni di guerra contro il terrorismo.

Missili israeliani su Damasco

Solo poche settimane fa, alla vigilia di Natale 2021, su Il Primato Nazionale vi avevamo parlato di una pioggia di missili israeliani all’indirizzo delle importanti città di Latakia, Homs e Damasco. Ci risiamo: nelle scorse ore le difese aeree siriane hanno intercettato l’ennesimo sbarramento missilistico di Tel Aviv contro la periferia orientale della capitale Damasco. A riferirlo sono fonti militari siriane, riprese dall’agenzia di stampa Sana, che parlano di diversi danni materiali – non specificati – causati dall’attacco. Quest’ultimo avrebbe colpito soprattutto aree accidentate nella periferia nord-est di Damasco, nei pressi della città di Qutayfah. Grazie alla pronta reazione della difesa siriana, al momento non risulterebbero vittime tra la popolazione.

Questa ennesima aggressione israeliana dovrebbe rientrare tra le azioni militari di Tel Aviv contro obbiettivi politicamente scomodi, Hezbollah e iraniani, all’interno dei confini siriani. Allo stato attuale però, nessuna rivendicazione o giustificazione è pervenuta da Israele che, come nelle scorse occasioni, sembra tacere su questi attacchi e sulla loro natura.

La Siria non cede

Ancora una volta il governo di Damasco, guidato dal riconfermato presidente Bashar Al Assad, si trova ad essere impegnato su più fronti per difendere e liberare definitivamente la nazione. A nord si continua a lottare contro il terrorismo internazionale, a sud ci si difende dai missili israeliani e, in tutta la Siria, si continuano a fare i conti con una forte crisi economica dettata dall’embargo occidentale imposto da Usa e Ue. Ma, come recitano le scritte sui muri di Damasco tappezzati con le immagini dei martiri di questa guerra: la Siria non si arrende.

Andrea Bonazza 

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