Roma, 14 nov – Un’esplosione nel cuore di Istanbul, un attentato che ha provocato 6 morti e 81 feriti, dei quali due gravi. Una bomba piazzata in Istiklal Caddes, affollata via dello shopping, dove ogni giorno e soprattutto la domenica pomeriggio passeggiano anche molti turisti. La Turchia si è risvegliata ieri con l’incubo del terrorismo, dopo due anni di quiete, senza attacchi subiti. Il governo guidato da Erdogan ha rivelato poche ore fa di aver arrestato l’attentatore che avrebbe piazzato la bomba e altre 21 persone, legate ai curdi di Kobane. Dito puntato anche contro gli Usa. Come mai? E cosa sappiamo davvero di quanto accaduto a Istanbul?

Attentato a Istanbul, le accuse della Turchia a curdi di Kobane e gli Usa

Ieri sera, dopo l’attentato, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan e il suo vice, Fuat Oktay, avevano accusato “una donna” di aver piazzato la bomba. Tesi confermata dal ministro della Giustizia, Bekir Bozdag: “Una donna si è seduta su una panchina per 40-45 minuti, e qualche tempo dopo c’è stata un’esplosione”, ha detto. “O questa borsa conteneva un timer o qualcuno l’ha attivato da remoto”, ha poi specificato Bozdag.

Stamani, il ministro dell’Interno Soumeylan Soylu, ha annunciato l’arresto di una persona senza però specificare se si tratta di una donna, ma puntando il dito contro i curdi del Pkk. “La persona che ha piazzato la bomba è stata arrestata. Secondo le nostre conclusioni, l’organizzazione terroristica Pkk è responsabile” dell’attentato, ha detto il ministro dell’Interno. Come noto il Pkk (Partito dei Lavoratori del Kurdistan), è considerato da turchi e da molti Stati occidentali un’organizzazione terroristica. Il Pkk è noto in Italia soprattutto per la vicenda di Abdullah Ocalan, fondatore del partito e leader detenuto da anni in Turchia.

Ma non è tutto, c’è anzi molto di più nelle dichiarazioni di Soylu. Leggerle bene è utile a comprendere non tanto la responsabilità dell’attacco di ieri – che resta nebulosa a causa della poca trasparenza del governo turco – quanto a capirne i risvolti diplomatici. Il ministro Soylu non ha infatti vagamente accusato soltanto il Pkk, ma nello specifico anche i curdi di Kobane e gli Stati Uniti. “Secondo le nostre indagini l’ordine per il terribile attacco terroristico è venuto da Ayn al Arab nel nord della Siria, dove il Pkk/Ypg ha il suo quartier generale”, ha dichiarato Soylu. Ayn al Arab (letteralmente, “fonte degli arabi”) è il nome arabo di Kobane. Quest’ultima è una città nel nord della Siria divenuta celebre per la resistenza curda all’Isis e il supporto assicurato ai curdi dell’Ypg (Unione di protezione popolare) da volontari internazionali – anche italiani – di sinistra. L’Ypg ha stretti rapporti con il Pkk.

Il ministro Soylu, nel suo discorso alla stampa, ha però accusato anche gli Usa, affermando che la prontezza della Casa Bianca nell’inviare le condoglianze al governo turco sembra quella “dell’assassino che è il primo sulla scena del delitto”. Da parte della Turchia arriva quindi una netta accusa ai curdi a lungo sostenuti dagli Stati Uniti in Siria e agli Stati Uniti stessi. Non sono dettagli trascurabili, soprattutto perché rischiano di esacerbare la tensione internazionale, generare un terremoto diplomatico e indurre il governo di Ankara ad accelerare l’offensiva – più volte annunciata – nel nord della Siria.

Eugenio Palazzini

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