Roma, 20 gen — Devi affrontare un processo ma sei troppo povero per poterti permettere un avvocato difensore? In Usa ci pensa l’intelligenza artificiale: nel prossimo febbraio assumerà tale ruolo in un’udienza di routine ascoltando da una smartphone quanto detto in aula, per poi formulare suggerimenti da proporre all’accusato tramite auricolari

L’intelligenza artificiale diventa avvocato difensore per poveri

L’utilizzo delle intelligenze artificiali nel sistema processuale e in generale per fini di giustizia è ormai da tempo al centro del dibattito, non solo e non esclusivamente tecnico-giuridico. Si pensi, ad esempio, al caso del magistrato-robot introdotto in Cina. L’applicazione di sistemi algoritmici per fini di giudizio o addirittura predittivi ormai sembra essersi avviata verso un utilizzo sempre più vasto, a cui non mancano di certo le problematiche, spesso anche gravi. Ma ora si fa un deciso passo avanti, e se fino ad oggi l’utilizzo dell’intelligenza artificiale era stato prevalentemente utilizzato dalle amministrazioni e dal potere pubblico nel ruolo dell’accusa o del giudizio, ora dagli Usa giunge il primo caso di chatbot governato da intelligenza artificiale che esplicherà la funzione di avvocato difensore.

Suggerimenti via auricolare

A febbraio infatti un chatbot installato su apparecchio telefonico prenderà parte a un’udienza, ascoltando la formulazione dei fatti, le allegazioni e poi suggerendo all’accusato, mediante auricolari, come comportarsi e cosa dire. Nulla di particolarmente grave per quanto concerne l’oggetto del giudizio: una sanzione per eccesso di velocità. Ma si tratta oggettivamente di una novità assoluta: l’irruzione dell’intelligenza artificiale nel delicato campo della difesa processuale. Nel caso di specie, l’intelligenza artificiale è stata sviluppata e realizzata da DoNotPay, una società che ha già all’attivo alcuni precedenti utilizzi di AI per consentire agli americani con un reddito basso l’accesso alla difesa legale, come nel caso di una class action innestata per ottenere rimborsi per il malfunzionamento del Wi-Fi su un volo aereo o altri casi concernenti bollette esose.

Solo due americani su dieci possono permettersi spese legali

D’altronde secondo quanto riportato dal portale Cnet, ben l’80% degli americani per cause reddituali e per l’elevato costo del sistema giudiziario non ha accesso a avvocati e spese legali per poter far valere i propri diritti. A Cbs News, Joshua Browder, amministratore delegato dell’azienda, ha dichiarato che la sua società fa affidamento sulla IA per trionfare su circa 2 milioni di giudizi, promossi in favore di singoli individui, gruppi associati o organizzazioni e che uno degli obiettivi prefissati è democratizzare l’accesso all’avvocato difensore. La società fino ad oggi ha peraltro ottenuto ben 27,7 milioni di dollari in finanziamenti, tra cui quelli della importante società di venture capitalism Andreessen Horowitz, uno dei nomi di punta del finanziamento di innovazione tecnologica.

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

1 commento

  1. Algoritmi invasivi finalizzati ad ottenere la massima clemenza possibile della corte… non mi pare proprio una gran novità di ufficio!

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