bombardamenti russi in Siria
Le operazione russe in Siria scatenano l’ira di Washington

Damasco, 1 ott – La Russia non ha fatto in tempo a cominciare i primi bombardamenti contro le postazioni dei fondamentalisti islamici che già si scatena un vespaio di polemiche internazionali.

Siria: bombardamenti e rimostranze

A guidare il fronte delle critiche contro le operazioni russe sono gli Stati Uniti, che accusano Mosca di non aver colpito obiettivi dell’Isis bensì postazioni dell’opposizione cosiddetta moderata – una definizione ancora tutta comunque da verificare – alleata degli Usa nella regione.

Dal ministero degli Esteri russo fanno sapere che sono stati liquidati “posti di comando dell’Isis e quartieri generali di controllo di unità terroristiche localizzati sulle montagne”, come da annunci fatti alla vigilia dell’avvio dei sorvoli da parte dei Sukhoi dell’aviazione. Una ricostruzione alla quale Washington non crede: i bombardamenti russi sarebbero in realtà stati condotti “dove non c’è la presenza dell’Isis”, sottintendendo che le operazioni avrebbe quindi come obiettivo piegare la resistenza al governo di Assad, alleato di Mosca.

D’altra parte, tracciare una linea di demarcazione fra l’opposizione e i terroristi è operazione assai difficile: la commistione fra Isis, fronte qaedista di Al-Nusra e altre formazioni è ormai tale da rendere quasi impossibile una distinzione, anche e soprattutto sul campo. Gli americani dovrebbero saperlo, vista l’esperienza non proprio felice dei bombardamenti presunti “intelligenti” e “mirati” sull’Iraq che fecero più vittime civili che altro, senza considerare la pessima figura fatta con l’addestramento dei ribelli, passati armi e bagagli ai terroristi.

“E’ un’aggressione”

Nonostante lo scarso credito raccolto negli ultimi anni con la mala gestione dell’escalation siriana, nonostante le gravi colpe nell’aver destabilizzato la regione, dal Pentagono si alza addirittura la voce:

“La Russia deve fermare la sua aggressione in Siria”

ha detto il segretario alla difesa di Obama, Ash Carter. Testuali parole.

Roberto Derta

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