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Londra, 10 dic – “L’accordo sarebbe rigettato con ampio margine”. La sin troppo candida ammissione di Theresa May di fronte alla Camera dei Comuni ha destato urla e risate da parte di molti parlamentari, alcuni dei quali hanno chiesto a gran voce le dimissioni del premier britannico che ha deciso di rinviare il voto sull’accordo raggiunto con l’Ue riguardo alla Brexit. “Non procederemo in questo momento”, ha dichiarato la Mya. “Ho ascoltato molto attentamente” il dibattito sull’accordo ma “è chiaro” che restano “profonde divisioni” soprattutto sul nodo relativo all’Irlanda del Nord.
Di conseguenza, ha ammesso il premier britannico, se messo al voto adesso l’accordo verrebbe bocciato. Sonoramente, aggiungiamo noi, visto che se la matematica non è un’opinione (e ci risulta che anche al di là della Manica non lo è) i numeri dicono che neanche tutti i parlamentari conservatori voterebbero a favore. Anzi, circa un centinaio si unirebbe ai laburisti e agli unioni nordirlandesi, decretando così la disfatta del governo che si ritroverebbe costretto a dover stracciare il patto con l’Ue. La May ha tempo, da regolamento, fino al 21 gennaio per presentare il testo dell’accordo in Parlamento, ma è evidente che la situazione si fa sempre più incandescente e potrebbe sfuggire di mano al premier, che ha chiesto alla Ue “negoziati urgenti”.
Adesso di fatto la May dovrebbe convincere i parlamentari restii a votare il testo a cambiare idea (operazione piuttosto ostica), che le assicurerebbe di restare in sella. La Gran Bretagna uscirebbe così dall’Unione Eurpea il 29 marzo 2019, esattamente come stabilito assieme all’Ue. Vi sarebbe poi un periodo di transizione di un anno circa con possibilità di proroga. Se invece, come al momento altamente probabile, la May non dovesse persuadere i parlamentari contrari all’accordo, si aprirebbero vari e incerti scenari. Tra questi la possibilità del “no deal”, ovvero l’uscita dall’Ue unilaterale e senza accordo con Bruxelles. Resta però un’opzione ancora remota, considerando che pochi parlamentari sembrano voler premere sull’acceleratore verso questa direzione. Allo stesso modo un “secondo referendum” come chiesto da alcuni parlamentari pro-Ue, non pare praticabile considerato che la stessa May lo ritiene un tradimento nei confronti della volontà popolare. Londra è quindi avvolta dall’incertezza e l’ennesimo colpo di scena sembra essere, paradossalmente, l’unica certezza all’orizzonte.
Eugenio Palazzini



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2 Commenti

  1. DA ; CONTROINFORMAZIONE.INFO.
    La fiducia sta crollando su entrambi i lati dello stagno europeo
    9 Dic 2018 di Tom Luongo
    …”Quanto meno si dice su Theresa May meglio è, ma solo così è chiaro a tutti. May ha dato all’UE tutto ciò che desiderava, non perché fosse una cattiva negoziatrice, ma perché è una cattiva bugiarda. Ogni giorno lei dice bugie a tutti quelli che ascolteranno (e quel numero scenderà ogni giorno) e sostiene che sta lavorando per il popolo della Gran Bretagna.
    No lei non sta facendo questo. Sta lavorando per la classe dirigente britannica e la sua trincerata burocrazia che sono in combutta con le loro controparti a Bruxelles per erigere un’oligarchia inattaccabile in tutta Europa.”…

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