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Londra, 8 mar – Quanto è unito il regno? A giudicare da chi lo guida, sempre meno. In ogni caso non sembra godere di ottima salute in termini di decisionismo. La Brexit che sembrava scontata dopo il voto popolare torna infatti a vacillare, a causa soprattutto dei continui ripensamenti di Theresa May. Il primo ministro britannico, più volte messa in discussione ma sempre al timone del governo, torna a mettere in dubbio l’uscita dall’Unione Europea.

“Nessuno sa cosa potrà succedere”, se martedì la Camera dei Comuni boccerà di nuovo l’accordo sulla Brexit. Le parole della May suonano un po’ come una minaccia, ma fanno trapelare al contempo l’incertezza che avvolge oggi la Gran Bretagna. Il premier Tory ha poi avvisato che rigettare il deal “significa che nessuno sa cosa potrà succedere: potremmo non uscire dall’Ue per molti mesi, potremmo uscire senza le protezioni che il deal prevede e potremmo non uscire del tutto”. Parole che se prese alla lettera significano tutto e niente, ma che implicitamente sembrano l’ennesimo affondo alla forza che Londra storicamente ha dimostrato di avere sedendosi al tavolo delle trattative e che di fatto rischia di affondare la Brexit.

Nessuna certezza dunque, ed è proprio questo il punto. Se da una parte Theresa May continua ad appellarsi ai parlamentari britannici, sempre meno sicuri del da farsi, dall’altra il primo ministro britannico tenta di convincere l’Ue a fare concessioni sul backstop irlandese. L’arma che si sta giocando la May è dunque quella dei rischi per tutte le parti in causa, rischi che potrebbero appunto paventarsi senza un accordo.

“Tutti – ha specificato il premier britannico – vogliono adesso che un accordo sia chiuso e che si possa andare oltre le polemiche e le asprezze del dibattito per uscire dall’Ue come un Paese unito e pronto a fare del suo futuro un successo”. Un tentativo di delineare una compattezza che obiettivamente nessuno intravede. Ecco perché martedì 12 marzo, in base all’esito del voto di ratifica ai Comuni, la Brexit rischia sul serio di essere definitivamente accantonata.

Eugenio Palazzini

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