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Ceuta esplode: scontri nella notte, spari della polizia e quattro militari feriti

by La Redazione
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Roma, 27 ago – Notte di tensione a Ceuta, dove la crisi migratoria delle ultime settimane è ormai tracimata apertamente sul terreno dell’ordine pubblico. Dopo una manifestazione che ha portato in strada oltre duemila persone contro la gestione dell’emergenza da parte del governo spagnolo, decine di manifestanti si sono diretti verso la Playa del Trampolín, una delle aree trasformate in accampamento improvvisato per i migranti arrivati nell’enclave.

Qui alcuni partecipanti hanno iniziato a rimuovere tende, materassi e ripari presenti sulla spiaggia, con l’intenzione dichiarata di sgomberare l’area. La Policía Nacional, schierata con i reparti antisommossa, è intervenuta per impedire che manifestanti e migranti entrassero direttamente in contatto. La tensione è salita rapidamente: spintoni, lanci di oggetti, cariche e infine alcune detonazioni. La stampa spagnola parla di colpi di avvertimento esplosi in aria e spari dissuasori utilizzati dagli agenti per disperdere il gruppo.

Ceuta era già una bomba ad orologeria

La scena è quella di una città ormai arrivata al limite, nonostante 25 giorni di sostanziali rassicurazioni da parte del governo spagnolo e la stampa progressista. La protesta era iniziata nelle ore precedenti con slogan come «Ceuta no se vende, Ceuta se defiende» e «Ceuta no es un CETI», rivolti contro l’apertura di nuove strutture e l’utilizzo di spazi pubblici per ospitare i migranti entrati nell’enclave durante l’ondata di fine luglio. Solo due giorni fa Sánchez ha infine dichiarato Ceuta «situazione di interesse per la sicurezza nazionale», riconoscendo che la crisi ha superato le capacità ordinarie di gestione della città. Il provvedimento consente allo Stato di mobilitare strutture pubbliche, installazioni della Difesa e altre risorse per affrontare l’emergenza fino alla fine dell’anno.

Ma gli scontri sulla spiaggia non sono stati l’unico episodio della notte. Poche ore dopo, intorno alle 5.30 del mattino, nella zona di Benzú, un gruppo composto secondo le prime ricostruzioni da trenta-quaranta persone ha attaccato con grosse pietre alcuni militari spagnoli diretti verso un punto di vigilanza. Quattro soldati sono rimasti feriti e dodici migranti marocchini sono stati arrestati dalla polizia, mentre proseguono le ricerche degli altri partecipanti all’aggressione. Due episodi distinti, ma concentrati nella stessa notte: da una parte cittadini di Ceuta che tentano di sgomberare autonomamente un accampamento e vengono respinti dalla polizia; dall’altra militari spagnoli aggrediti a poche ore di distanza.

Nonostante le rassicurazioni Ceuta esplode

La crisi di Ceuta ha così cambiato natura. Non è più soltanto una questione di numeri, posti letto e strutture di accoglienza. È diventata un problema di controllo del territorio, sicurezza e tenuta sociale. E quando in una sola notte la polizia arriva a sparare in aria per contenere i residenti e quattro militari finiscono in ospedale dopo un’aggressione, significa che l’emergenza ha già superato da tempo i confini di un semplice problema amministrativo.

Vincenzo Monti

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