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Seul, 2 mar – Lee Man Hee, fondatore e leader spirituale della setta religiosa sudcoreana Chiesa di Gesù Shincheonji, è stato formalmente accusato di omicidio e grave negligenza: avrebbe ostacolato le indagini e gli sforzi per impedire la diffusione del coronavirus tra i suoi fedeli. La sua setta è in Corea del Sud considerata il focolaio dell’epidemia  nel Paese; infatti, di quattromila casi registrati almeno il 60% riguarda membri della setta.

Ostacolate le indagini sui contagi

Lee Man Hee ed altri 12 appartenenti in alto grado della setta sono stati accusati di non aver fornito alle autorità sudcoreane i nomi dei fedeli che potrebbero aver contratto o diffuso il coronavirus, e avrebbero con questo ostracismo di fatto ostacolato  gli sforzi delle autorità sanitarie locali, impegnate come pochi Paesi al mondo per scongiurare un ulteriore peggioramento della situazione. Qualche tempo fa, Lee Man-hee dichiarò che la diffusione del coronavirus era un “atto del diavolo”.  “L’incremento della malattia è visto come l’atto del diavolo per fermare la rapida crescita della Chiesa Shincheonji”, aveva scritto il leader religioso in una lettera ai suoi fedeli: “Fortifichiamo ulteriormente la nostra fede. Possiamo vincere”.

“Non era la nostra intenzione”

Lee, 88 anni, si è oggi scusato pubblicamente a Seul perché la sua comunità religiosa non avrebbe reagito veloce quanto dovuto contro la diffusione del coronavirus tra i suoi fedeli. Lee, in una conferenza stampa, si è inginocchiato a terra per chiedere perdono al Paese e ha dichiarato: «Questa non era la nostra intenzione, ma come risultato molte persone si sono infettate  faremo del nostro meglio per sostenere con tutte le nostre risorse le misure del governo tese a controllare il virus».  Ma il sindaco di Seul, Park Won-soon, su Facebook ha ribadito di voler continuare nella sua denuncia contro Lee, colpevole a suo avvico di “omicidio, lesioni e violazione su prevenzione e gestione delle malattie infettive”. La Corea del Sud è il secondo Paese al mondo per diffusione del coronavirus dopo la Cina; attualmente gli infettati sono 4.335.

Ilaria Paoletti

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