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Roma, 6 feb — Li Wenliang, il medico cinese che aveva dato il primo, inascoltato allarme sulla diffusione del coronavirus, è morto, anch’egli contagiato dal 2019-nCoV. Lo hanno reso noto i media locali. 



Wenliang, 34 anni, oftalmologo, non era stato solo fatto oggetto di discredito e di minacce da parte della polizia cinese: l’uomo era stato anche arrestato, per poi essere riabilitato dalla magistratura e dall’opinione pubblica. A riprova di come inizialmente la principale preoccupazione delle autorità locali fosse quella di evitare allarmismo, sottovalutando così i rischi di un’epidemia. 

Dopo la riabilitazione, Li Wenliang era stato poi riammesso in corsia a curare i malati di coronavirus: proprio in questo modo era stato contagiato, contraendo la malattia fino al triste epilogo 

Il medico aveva lanciato il primo incompreso allarme a dicembre, quando, in una chat di gruppo con alcuni ex studenti di medicina, aveva segnalato che ad alcuni pazienti impiegati al mercato ittico locale era stata diagnosticata una malattia molto simile alla Sars. E specifico che, alla luce dei risultati di alcuni test effettuati sugli stessi pazienti quarantenati nell’ospedale dove egli stesso era impiegato, secondo lui si trattava di coronavirus.

Alcuni screenshot della medesima chat avevano subito iniziato a circolare senza che il nome di Wenliang venisse cancellato, mettendo in seri guai il medico che venne subito accusato di diffamazione dalla polizia di Wuhan, messo sulla graticola dai media ed arrestato. La riabilitazione è arrivata dopo: ma sempre troppo tardi. 

Cristina Gauri

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