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Sanremo, 6 feb – Ogni anno il noiosissimo dilemma sanremese. Pare quello di Nanni Moretti: “Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente?Così gli italiani su Sanremo, divisi tra il volerne parlare perché è l’evento pop della cultura nazionale per eccellenza e il volerlo snobbare per le stesse ragioni. Sanremo esiste, fingere il contrario è da stupidi. Lo sa bene chi cerca di farsi bello coi temi sociali, come la sottotraccia del femminismo dell’inclusività che, a livello cantautoriale, è rappresentato da Levante. E da chi la incensa a “scapito” di chi il pop – che ci piaccia o meno – lo è davvero.

Levante l’impegno civile e gli strass

La cantautrice torinese Levante aveva messo bene in chiaro che avrebbe seguito il trend dell’impegno civile con la sua Tikibombom:  “È una lettera a quattro persone che mi piacciono. La diversità è ricchezza” e ancora “Canto di chi resta indietro ma anche di chi vuole rimanerci, gli ultimi con orgoglio, quelli che si sentono poco capiti, messi in disparte ma si sanno fare forza”. Tra gli elencati ovviamente c’è un omosessuale, “vestito di strass” e frustrato da questo cattivo mondo cattolico: la sagra del qualunquismo, roba che Anna Tatangelo che parlava del suo truccatore gay in Il mio amico è Tennessee Williams al confronto.

E La Repubblica va in ludibrio

Ieri Levante ha disceso la scalinata di Sanremo con l’andatura sicura di una femminista della terza ondata, indossando un paralume color cipria e tutta l’inedia dell’Africa subsahariana. Sebbene ci abbia smerigliato le p*lle in anticipo perché il suo è un inno ai “bullizzati”, per tre minuti buoni non si capisce cosa diavolo stia cercando di dirci: sembra Pasquale Ametrano che si impegna in un canto difonico tuvano, un cantante raggamuffin in severo stato di disordine mentale. Ma essendo una beniamina del politicamente corretto alla sua esibizione arrivano lodi e complimenti: “Si può salire sul palco di Sanremo e dimostrare, in poco più di tre minuti, che una canzone non è mai soltanto una canzone, che impegno e arte possono andare perfettamente a braccetto” scrive La Repubblica. Addirittura Levante avrebbe costretto “chi l’ha ascoltata cantare dal palco dell’Ariston a fare i conti con l’omofobia, con l’accettazione della diversità, in maniera rabbiosamente poetica, senza retorica”.

La Lamborghini fatta a pezzi

Elettra Lamborghini si affaccia sulle scale dell’Ariston col passo timido, fasciata in una tuta di strass che ricorda la Raffaella Carrà delle televisioni sudamericane, culo e petto (orgogliosamente rifatto) in fuori, sorriso smagliante ma intimidito e camel toe di proporzioni epiche. Elettra, lo si vedrà bene nell’esibizione, è intonata sì ma non ha la voce. Come noterà Fiorello al momento della consegna dei fiori, la Lamborghini era nel pieno di un attacco di panico fino a due secondi prima di salire sul palco. Lei stessa, con la sboccata autoironia che da sempre la contraddistingue, scrive candidamente su Twitter prima di cantare: “Mi sto cacando addosso”. Rispetto alle movenze sensuali che di solito la caratterizzano, stavolta Elettra sembra un po’ imbalsamata. Tuttavia, la  sua canzone Musica (E il resto scompare) è quello che gli inglesi definiscono un ear worm: scommettiamo che ce l’avremo attaccata come tormentone per tutta la primavera/estate.

Bella, ricca, trash

Ma la Lamborghini ha un grosso, grossissimo problema – e non parlo del sedere. E’ trash: fa successo, è ricca, non ci spara pipponi femministi. Quindi su di lei si abbatte l’impietosa mannaia de Il Fatto Quotidiano: “Elettra Lamborghini non ha nessun diritto di stare su quel palco” scrivono addirittura, dopo che l’Ariston l’hanno solcato cani e porci. “Qui stiamo parlando di musica e in questo scritto ci tengo a isolare i due momenti perfettamente agli antipodi. Il pezzo della Lamborghini è stato confezionato da Michele Canova, con il quale si va sul sicuro. Ma uno zero elevato a potenza dà zero“. “Pare fosse molto emozionata, ed è naturale. Il guaio invece è proprio la mancanza di qualsivoglia tipo di pudore” si legge. Quindi la colpa della Lamborghini non sta nell’esibizione scialba, non sta nemmeno nel valore o meno del pezzo: sta nel merito. La Lamborghini in quanto coatta, in quanto trash, in quanto ricca, non ha il diritto, signori miei, di partecipare a Sanremo. Niente da eccepire per altri figli d’arte come il piccolo di casa Gassmann, immaginiamo, o altri “artisti” che “ricicciano” fuori solo a Sanremo sparendo nel vuoto siderale il resto dell’anno. Stasera Elettra si esibirà con Miss Keta, paladina Lgbt. Scommettiamo che improvvisamente verrà presa sul serio?

Ilaria Paoletti

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4 Commenti

  1. utile ricordare che la Signorina in questione è nota al pubblico per essere stata protagonista di un programma il cui merito erano le sue doti… patrimoniali ereditate. Dopodiché, sul vortice del successo, ha mixato canzoni per l’estate (mi perdoni De André) e partecipato al Grande Fratello spagnolo. Ebbene signori, passi come invitata a qualche serata a sanremo in qualità di donna di spettacolo, come la Miss Keta, ma non ha nessun diritto di partecipare come concorrente. Non scrive, non suona, non sa cantare. Era emozionata e non era l’unica. Immaginiamoci la Wanna Marchi ad un congresso di medicina. Balbetterebbe tutto il tempo. Il professionista, per quanto emozionato, no. Può non piacere l’impegno civile a Sanremo, ma anche la canzonetta sulla Musica deve essere sostenuta con professione. Non la si può cantare fin dove si arriva e lasciarsi sovrastare dal coro. Le Lollipop fecero la stessa figura, e la loro carriera finì. La Signorina qui presente è all’apice della sua fama. La colpa è nostra: facile sentirsi migliori e più grandi di fronte alla mediocrità.

  2. utile ricordare che la Signorina in questione è nota al pubblico per essere stata protagonista di un programma il cui merito erano le sue doti… patrimoniali ereditate. Dopodiché, sul vortice del successo, ha mixato canzoni per l’estate (mi perdoni De André) e partecipato al Grande Fratello spagnolo. Passi come invitata a qualche serata a sanremo in qualità di donna di spettacolo, come la Miss Keta, ma non ha nessun diritto di partecipare come concorrente. Non scrive, non suona, non sa cantare. Era emozionata e non era l’unica. Immaginiamoci la Wanna Marchi ad un congresso di medicina. Balbetterebbe tutto il tempo. Il professionista, per quanto emozionato, no. Può non piacere l’impegno civile a Sanremo, ma anche la canzonetta sulla Musica deve essere sostenuta con professione. Non la si può cantare fin dove si arriva e lasciarsi sovrastare dal coro. Le Lollipop fecero la stessa figura, e la loro carriera finì. La Signorina qui presente è all’apice della sua fama. La colpa è nostra: facile sentirsi migliori e più grandi di fronte alla mediocrità.

  3. Devo dire che a livello di critica musicale in Italia siamo messi veramente una merda. L’ho detto con sbocccata ironia, così magari viene più apprezzato.

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