Roma, 15 mar – Messa all’angolo e isolata dall’Occidente, la Russia di Putin prosegue la guerra in Ucraina e cerca sponda a Oriente. Una sponda per la verità piuttosto incerta, se consideriamo l’astuto doppiogiochismo cinese e le scarse possibilità di ricevere un concreto sostegno da altre nazioni storicamente neutrali e ora piuttosto sornione (si veda l’attendismo dell’India).

L’abbaglio social: “bipolaristi” vs “multipolaristi”

In questo senso qualunque visione basata sul bipolarismo rischia di condurci in un campo magnetico, frutto di uno schema già scricchiolante nella fase terminale della Guerra Fredda. D’altra parte è sin troppo semplicistico delineare con ragionevole certezza un mondo multipolare, allorché non si considera la posizione di dominio della Cina rispetto ai suoi – non totali né definitivi – alleati eurasiatici. Siamo insomma di fronte a uno scenario ben più complesso che non può essere inquadrato con definizioni coniate più di trent’anni fa. E’ un rebus anche per chi crede di avere la sfera di cristallo, a tal punto da evocare la “profezia” di Kissinger sull’Ucraina, ignorando che nella fattispecie ha prevalso il disegno di Brzezinski. Ma l’eterno scontro tra strateghi americani resta sempre dicotomico, dualisticamente escludente il caleidoscopio imponderabile.

Quanto scritto sin qui è una necessaria premessa per scongiurare abbagli – già imperanti nel polarizzante microcosmo social – e per comprendere quanto siano imprevedibili le prossime mosse della Russia. Senza quindi pretendere di avere la verità in tasca, con l’opportuna cautela possiamo allora azzardare gli scenari possibili. Vladimir Putin, bersagliato dalle sanzioni internazionali e alle prese con l’incerto sostegno a lungo termine di Pechino, sembra ora di fronte a un crocicchio. Con quattro strade possibili da imboccare.

Il crocicchio di Putin

La prima strada – Interrompere l’operazione bellica con la presa di Odessa, dopo aver quindi sigillato il Mar Nero, ambite acque temperate fondamentali per le rotte commerciali di una nazione con 13 mari che ghiacciano d’inverno. L’Ucraina si trasformerebbe però in una nazione senza accesso al mare, dunque continuamente ricattabile. Rischio: le truppe russe si ritroverebbero a quel punto alle prese con una guerriglia infinita.

La seconda strada – Accontentarsi di ottenere quello che in buona parte già aveva, ovvero: riconoscimento della Crimea come territorio russo e quello delle repubbliche separatiste di Donetsk e Lugansk (Donbass) come Stati indipendenti. Oltre a sigillare la neutralità dell’Ucraina, unica concessione che il governo di Kiev sembra al momento disposto a fare. Rischio: la Russia si ritroverebbe schiacciata a livello internazionale sul piano economico, senza aver conquistato territori rilevanti che già non possedeva de facto.

La terza strada – Occupare l’intero territorio ucraino e procedere con il regime change a Kiev. Rischio: a quel punto la Russia si ritroverebbe comunque alle prese con una sorta di “Vietnam” alle porte di casa, pur avendo fatto intendere all’Occidente di essere disposta ad andare fino in fondo.

La quarta strada – E’ la più pericolosa e si traduce con: guerra totale nell’Est Europa. L’orso ferito potrebbe cioè spingersi oltre i confini ucraini, attaccando i Paesi non protetti dall’ombrello Nato: Moldavia e Georgia. La prima si ritrova d’altronde già con la spina nel fianco Transnistria (controllata dalle truppe russe), la seconda con ben due spine filorusse: Ossezia del Sud e Abkhazia. Rischio: la reazione della Nato, possibile a prescindere dal fatto che sulla carta non prevede di intervenire per sostenere Paesi che non ne fanno parte.

La lezione di Dostoevskij

Vi sembra tutto improbabile e avete altre idee al riguardo? Legittimo, purché nessuno scordi la lezione di Dostoevskij, proprio di questi tempi in cui alberga la stolta censura: il gioco d’azzardo è sempre una rovina, chiunque sia il giocatore. Eppure, pur consapevole di questo, il giocatore può sempre continuare a giocare. Come la nonna di un sublime romanzo del grande autore russo, il Giocatore appunto. Imperterrita nel puntare sempre sullo zero, la nonna non si fermò: “Uscirà presto questo maledetto zeruccio? Voglio piuttosto morire, ma resterò qui fino allo zero!'”. L’auspicio è che la roulette stavolta si fermi, prima della catastrofe.

Eugenio Palazzini

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