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Roma, 20 mar – Lo scandalo di Facebook e Cambridge Analytica non ha nulla di scandaloso. Intendiamoci, quando qualcuno denuncia abusi, illeciti e violazioni online e soprattutto nel territorio dei social network sta in qualche modo portando l’acqua al suo mulino. Questo perché, sia chiaro, è pacifico che chi naviga online ed è iscritto ai social venga “profilato”, come si suol dire. Anzi, c’è chi trova utile il fatto che i social e la Rete in genere gli suggeriscano prodotti in base ai gusti del suo profilo. C’è chi non la considera invadenza, violazione della privacy, ingerenza. Prendiamo il caso di Facebook e Cambridge Analytica. Lo sfruttamento dei dati di 50 milioni di utenti del social da parte della società di comunicazione Cambridge Analytica rientra nel business online.
Far crollare di sette punti Facebook in Borsa gridando allo scandalo rientra sempre nel business. Scusate, come li fa i soldi un social? Con la pubblicità – Facebook ne fattura 40 miliardi l’anno – basata sui gusti, gli interessi, le preferenze degli iscritti. Cambridge Analytica sei anni fa ha sviluppato l’applicazione thisisyourdigitallife e l’ha fatta girare su Facebook, raccogliendo centinaia di migliaia di dati. Un bene commerciale. Venduto al migliore offerente.
Se oggi Facebook annuncia filtri più restrittivi, maggiori controlli e tutto l’armamentario da bravo social network è perché si ipotizza uno sfruttamento dei dati di Cambridge Analytica nell’ultima campagna elettorale Usa. A favore di – indovinate un po’ – Donald Trump. Ecco svelato l’arcano. Se Facebook fosse vicino alle posizioni dell’attuale presidente Usa oggi verrebbe fuori l’utilizzo dei dati per scopi elettorali da parte dei Dem, della Clinton. È ovvio che anche il Partito democratico abbia sfruttato i dati in questione, solo che non si dice. Le ragioni di certi silenzi sono molto più interessanti di questi finti scandali montati ad arte.
Adolfo Spezzaferro

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3 Commenti

  1. Consiglio vivamente un articolo di Blondet (www.maurizioblondet.it)uscito oggi dal titolo;Si gonfia la “fake” che deve portare alla soppressione del “populismo”.Questo presunto “scandalo” della Cambridge Analytica serve a colpire i partiti sovranisti , lega compresa,che sono contro la dittatura della finanza attuale.
    Stanno montando una storiella per cui chi ha votato per i sovranisti è stato influenzato dalla rete in maniera subdola e quindi condizionato.Insomma vogliono provare a dire che le elezioni ove “populisti” hanno stravinto non sono state corrette ma manipolate!! E’ l’attacco finale dei plutocrati che si sono comperati i vari paesi e che manipolano e falsano le notizie continuamente ma che oggi sono in crisi perchè alla loro balle non credo piu’ nessuno, tranne quelli che ancora guardano solo la tv e/o leggono solo gli articoli dei presstitutes dei giornalai

  2. Spezzaferro, dici cose sacrosante. Apprezzo molto il fatto che il Primato ogni tanto pubblichi articoli “politicamente cinici”, ma realisti, intelligenti, e non le solite pappardelle ‘morally correct”.

  3. l’articolo ha centrato in pieno la questione: di tutta questa storia strampalata, l’unica certezza è che, tanto per cambiare, è “colpa di Trump”… strano che non sia uscito anche il nome di Putin

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