Naypyidaw, 8 set – L’assordante silenzio di Aung San Suu Kyi sulla fuga del popolo Rohingya dalla Birmania, rotto solo dalla telefonata al presidente turco Erdogan, per affermare che stanno circolando solo “fake news” che hanno l’obiettivo di favorire i terroristi, ha provocato la richiesta della revoca del premio Nobel per la Pace, che le venne conferito mentre era prigioniera della giunta militare.

Una petizione online, partita da alcuni attivisti per i diritti umani indonesiani e firmata finora da quasi 400 mila persone nel mondo, è stata avviata sulla piattaforma Change.org per chiedere al comitato del Nobel per la Pace di revocarle il premio, perché Aung San Suu Kyi, oggi ministro degli esteri birmano, non avrebbe fatto “nulla per fermare i crimini contro l’umanità nel suo Paese“, commessi nei confronti della minoranza musulmana dei Rohingya.

E pensare che proprio San Suu Kyi nel 2012, quando ritirò il Nobel per la Pace a 21 anni di distanza dal conferimento, nel suo discorso di ringraziamento disse: “Il nostro scopo finale dovrebbe essere creare un mondo dove non ci siano più i profughi, i senza casa e i senza speranza, un mondo in cui ogni singolo angolo sia un vero santuario, dove chi vi risiede abbia la libertà e la capacità di vivere in pace”.

Sarà praticamente impossibile che a Aung San Suu Kyi venga revocato il Nobel, lo stesso comitato ha dichiarato che nemmeno Alfred Nobel vorrebbe la revoca del Premio, dal momento che nell’assegnazione viene tenuto conto degli sforzi e delle azioni che hanno portato all’attribuzione e non dell’operato successivo al conferimento. Che suona un po’ come un’ammissione di errore nell’assegnazione. Del resto il silenzio della San Suu Kyi ha destato non poche perplessità anche tra i suoi “colleghi” di premio. Su tutte è spiccata la voce di Malala Yousafzai, che ha aspramente criticato Aung San Suu kyi per ignorare la pulizia etnica in atto contro la minoranza musulmana nei Rohingya.

Intanto la portavoce dell’Agenzia Onu per i rifugiati Vivian Tan, ha dichiarato che nelle ultime due settimane un “numero allarmante” di 270.000 Rohingya sono fuggiti dalle violenze in Birmania e si sono rifugiati in Bangladesh. Ma la soglia dei 300 mila potrebbe venire presto superato. Cifre impressionanti se si pensa che i Rohingya sono 800 mila in tutta la Brimania.

Anna Pedri

1 commento

  1. mi spiace,fatto benissimo ed ulteriore dimostrazione che deportare musulmani -ossia l’antisocietà- fuori dai propri confini è sempre fattibile se non addirittura consigliabile.

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