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Roma, 6 giu – La penisola del Sinai da sempre ha creato problemi all’Egitto. Dopo l’occupazione da parte dell’esercito israeliano nel 1967 e la riconquista egiziana nel 1973, questa striscia di terra lungo il Mar Rosso ha visto la presenza di gruppi terroristici che hanno compiuto attentati e reso instabile non solo quest’area ma tutta la nazione nordafricana. I fattori che hanno favorito il terrorismo sono tanti ma, tra questi, spicca l’alto tasso di povertà che rende parte della popolazione suscettibile all’influenza di gruppi terroristici radicali. Risulta quindi normale che il governo abbia pensato ad un piano massiccio di investimenti per garantire lo sviluppo economico della regione.

Un tunnel sotto Suez

Un progetto di particolare rilevanza è la costruzione di un tunnel sotto il canale di Suez per collegare il Sinai al resto dell’Egitto. Ribattezzato Ahmed Hamdy in memoria del generale ucciso nel 1973 mentre attraversava il canale durante la guerra con Israele, permetterà di ridurre i tempi di viaggio a 15-20 minuti. Non si tratta dell’unico tunnel sotto lo stretto, visto che ne esistono altri quattro situati a Ismailia e Port Said.

Un altro progetto degno di nota è l’impianto di trattamento delle acque Mahsama a Ismailia, città situata a est del canale. L’impianto si estende per 420 chilometri e trasporterà acqua nella zoa est del canale di Suez, permettendo l’irrigazione di un’area che va dai 72 ai 130mila acri, fornendo così acqua potabile ad una regione arida.

Le potenzialità del Sinai

Questi investimenti sono notevoli ma non sono gli unici previsti. Già in passato il governo egiziano aveva messo sott’occhio l’area, costruendo infrastrutture per favorire gli investimenti e la creazione di posti di lavoro. Tra questi sono degli di nota la creazione di 11 distretti agricoli, la nuova città di Rafah, la costruzione di un impianto di desalinizzazione nella città di el-Arish e di un complesso industriale nell’area di Jafafa.

La penisola del Sinai ha inoltre importanti potenzialità turistiche, agricole e minerarie e l’esecutivo del Cairo vuole investire per valorizzarle e dare un segnale forte per dimostrare che la crisi causata dal coronavirus non ferma l’impegno delle autorità per sviluppare l’economia nazionale.

Giuseppe De Santis

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