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Washington, 5 nov – Le presidenziali Usa rischiano sempre di più di passare alla storia come quelle in cui Donald Trump stava vincendo alla grande finché con i voti postali sono comparsi moltissimi voti per il rivale dem Joe Biden, facendolo passare in vantaggio. Ecco perché il presidente è da ieri che denuncia brogli e ha deciso di rivolgersi alla Corte suprema. Intanto, almeno secondo le proiezioni di Ap e di Cnn, Biden avrebbe vinto in Wisconsin e in Michigan (dove i repubblicani hanno chiesto il riconteggio), raggiungendo la soglia di 253 grandi elettori, avvicinandosi alla maggioranza, fissata a 270 voti, che apre le porte della Casa Bianca. Al candidato dem basterebbe vincere in Nevada e Arizona, dove è in testa, per conquistare la presidenza. Ma se in Arizona il vantaggio è di circa 70 mila voti (e sono state scrutinate l’88% delle sezioni), in Nevada (75% delle sezioni scrutinate) Biden ha un margine minuscolo, di soli 8 mila voti. Quindi tutto è ancora possibile.

Biden: “Alla fine della conta la nostra vittoria sarà chiara”

Biden appare sicuro della vittoria finale: il voto per corrispondenza, aumentato in modo esponenziale rispetto alle altre elezioni per via del coronavirus, dovrebbe premiarlo (al netto dei possibili brogli). “Non siamo qui per dire che abbiamo vinto, ma siamo convinti che quando sarà finita la conta, la nostra vittoria risulterà chiara. Adesso abbiamo bisogno di tornare tutti insieme e affrontare l’emergenza. Ho corso come candidato democratico, ma governerò come presidente di tutti gli americani”, ha detto.

L’accusa di Trump: “Stanno trovando voti per Biden ovunque”

Dal canto suo, Trump denuncia i brogli: “Stanno trovando voti per Joe Biden ovunque, in Pennsylvania, Wisconsin e Michigan. Un male per il Paese”. “Stanno lavorando duramente per far sparire il prima possibile il vantaggio di 500mila voti in Pennsylvania. Lo stesso sta avvenendo in Michigan e altrove!”, ha detto ieri. Il presidente Usa chiederà di certo un nuovo conteggio dei voti negli Stati dove il margine con Biden è minimo. “Il presidente è ampiamente entro il margine per richiedere un riconteggio, e lo farà immediatamente”, ha annunciato lo staff elettorale dell’attuale inquilino della Casa Bianca, che chiederà la verifica delle schede in Wisconsin, dove in base alle proiezioni di Cnn e Fox News sembra aver vinto il rivale dem con circa 20 mila voti di scarto.

Ecco la situazione dello spoglio dei voti

Questa è la situazione dello spoglio allo stato attuale. In giornata potrebbero arrivare i risultati definitivi di Michigan e Nevada, dove è in vantaggio Biden. La Pennsylvania conterà i voti postali fino a domani: nello Stato del candidato dem è in vantaggio Trump. Restano in ballo Arizona (Biden in vantaggio), Georgia (in vantaggio Trump) e North Carolina (in vantaggio il presidente).

Gli avvocati del presidente danno il via alla battaglia legale

Intanto gli avvocati di Trump hanno dato il via alla battaglia legale. In Pennsylvania hanno chiesto di bloccare il conteggio “per mancanza di trasparenza”. In Michigan hanno chiesto al tribunale statale di avere accesso a “diversi seggi per poter verificare le schede già aperte e catalogate”. Al contempo Bill Stepien, responsabile della campagna elettorale del presidente, ha fatto sapere che verranno intraprese “azioni legali” anche in Wisconsin, “dove si sono registrate irregolarità in diverse contee”. E poi ha rivendicato la “vittoria” in Pennsylvania. La replica dem è altrettanto bellicosa: “La posizione di Trump è scandalosa, scorretta, senza precedenti – hanno commentato dallo staff elettorale di Biden -. Se il presidente andrà avanti con la minaccia di chiamare in causa la Corte suprema, noi siamo pronti a contrastarlo con i nostri team legali. Il suo tentativo fallirà“.

Il tycoon pronto a giocarsi la carta Amy Coney Barrett

Ma Trump è pronto a giocarsi la carta Amy Coney Barrett, giudice associato della Corte suprema su nomina presidenziale che porta a sei il numero dei magistrati conservatori su un totale di nove. Come è noto, esiste uno storico precedente, che risale a vent’anni fa, quello di George W. Bush contro Al Gore. Dopo un mese di pronunciamenti, alla fine arrivò la vittoria del candidato repubblicano. Stavolta, come riportano alcuni giornali, il verdetto della Corte suprema potrebbe arrivare l’8 dicembre, termine entro il quale dovranno essere concluse le eventuali controversie, a partire da quelle sul voto per posta. Termine che peraltro vale anche per l’eventuale nuovo conteggio dei voti nei singoli Stati, per le cause nei tribunali e per il possibile ricorso alla Corte suprema. A quel punto non resterebbe che nominare il presidente in data 14 dicembre.

Perché tanti dem hanno votato per posta

A pesare sul sorpasso di Biden come abbiamo detto sono i voti postali, in gran parte per il candidato democratico. Questo perché gli elettori dem – rispetto a quelli repubblicani – hanno più paura del coronavirus e quindi hanno preferito in massa il voto per corrispondenza. Risultato? Quasi 102 milioni di americani hanno votato prima dell’election day del 3 novembre. Proprio per evitare l’assembramento ai seggi, in tantissimi hanno votato per posta. Ma per il conteggio ogni Stato ha tempi e modi differenti. Basti pensare che in Pennsylvania sono valide le schede che arriveranno fino a domani 6 novembre, purché dotate di timbro postale che certifichi che siano state spedite entro il 3 novembre. Ecco perché anche nel caso in cui Biden raggiungesse i 270 voti dei grandi elettori bisognerebbe attendere lo spoglio dei voti postali per decretare il vincitore. E se alla fine dovesse vincere il candidato dem, comunque bisognerà attendere l’esito del ricorso di Trump.

Adolfo Spezzaferro

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5 Commenti

  1. Una elezione vinta ma boi ribaltata dal voto fantasma…. ormai i globalisti non si nascondono piu… non ne hanno bisogno controllano tutto… o QQQQuasi

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