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Lampedusa, 5 nov – Grazie alla politica dei porti aperti i nostri confini, in particolare quelli a sud, sono diventati un colabrodo. Solo a Lampedusa negli ultimi 5 giorni si contano oltre 3000 (ma il numero è destinato a salire) clandestini partiti dalla Tunisia e approdati sull’isola.



Approdo per terroristi islamici

Proprio a Lampedusa, come ormai è noto, era approdato, un mese e mezzo fa,
Brahim Aissaoui, il tagliagole simpatizzante dell’Isis che settimana scorsa ha ucciso tre persone, decapitandone una, nella basilica di Notre Dame a Nizza. Assieme a lui, ricoprendo un ruolo che ancora è al vaglio degli inquirenti, un altro tunisino che ora si trova in stato di fermo: Ahmed Ben Amor, ora in carcere, musulmano radicale e allo stesso tempo, molto singolarmente, vicepresidente nel 2016 dell’associazione Shams Tunisie, un gruppo Lgbt che chiede la depenalizzazione dell’omosessualità in Tunisia.

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Passati attraverso controlli della polizia italiana, ai due era stato assegnato il foglio di via ma senza segnalazioni perché i loro nomi erano assolutamente sconosciuti all’intelligence. Rimasti a piede libero, avevano fatto perdere le proprie tracce, fino al giorno della strage, grazie anche agli aiuti forniti da una rete di soggetti radicalizzati presenti sul nostro territorio.

Un altro caso pericoloso

Se ne deve dedurre che Lampedusa è un punto di approdo per terroristi internazionali? Sembrerebbe di sì, dal momento che ieri i controlli effettuati dalle autorità italiane hanno fatto emergere la presenza di un altro tunisino legato agli ambienti radicalizzati e arrivato coi barchini: E. M., segnalato dall’intelligence come «pericoloso» e nipote di un tunisino arrestato in Francia nel 2016 perché sospettato di essere al vertice di un nucleo jihadista in procinto di progettare attentati. E.M. era arrivato sul nostro territorio il 18 ottobre, a bordo di un barchino insieme ad altri 16 connazionali. Ieri il Viminale ha fatto sapere in una nota di averlo rimpatriato con un volo charter.

E. M. è risultato destinatario di un provvedimento di inammissibilità in territorio Schengen inserito dalla Francia, ma non solo: è emerso che il tunisino era stato già ostato oggetto di un respingimento nel 2017. Senza perdersi troppo d’animo aveva tentato nuovamente la traversata tre anni dopo. Ulteriori controlli hanno confermato che E.M. è nipote di H.I., tunisino, arrestato in Francia nel 2016, anch’egli sospettato di comandare una cellula che stava progettando un attentato in Europa per conto del Daesh.

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

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