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Pretoria, 2 nov – Il sedicente antirazzismo di oggi (che poi altro non è che un razzismo anti-bianco), unito al neofemminismo radicale (cioè l’odio per il maschio), spesso raggiunge vette di delirio grottesche. Se siamo riusciti – questo il pensiero dell’antirazzista medio – a far retrocedere il maschio bianco eterosessuale da molte delle sue posizioni di potere, esistono però degli ambiti in cui la fa ancora da padrone. È questo il caso, ad esempio, dell’assurda accusa di menspreading, ma in questo campo (quello degli abissi mentali del femminismo terminale) non si smette mai di imparare.



Navigando in rete, infatti, ci si può imbattere in articoli come questo, scritto dalla fotografa e giornalista freelance (bianca) Megan Ross per il settimanale sudafricano Mail & Guardian. Già il titolo è involontariamente comico: L’ultimo avamposto dell’uomo bianco: il suo fuoristrada. Il contenuto è un concentrato di allarmismo paranoico e di psicologismi d’accatto. Sintesi: l’uomo bianco, geneticamente violento ma socialmente represso, sfoga la sua rabbia e frustrazione attraverso le quattro ruote motrici.

Black Brain

Alla Ross ogni tanto sorge qualche dubbio che una tale generalizzazione sia a dir poco ardita, ma tutto viene subito ricondotto al teorema di partenza: “È possibile essere un guidatore aggressivo e, al contempo, una persona più gentile lontano dal proprio veicolo. Ma se dobbiamo interrogarci sulle sue radici, dovremmo chiamare questo comportamento per ciò che è: violento. Dobbiamo contestualizzarlo all’interno della sfera privata e pubblica, e chiederci come possa rivelare, a grandi tratti, la misoginia e il razzismo degli uomini bianchi. Dopotutto, siamo un Paese che ha ricominciato a parlare al cis-man bianco (l’uomo eterosessuale nella neolingua genderista, ndr), che ha rappresentato, probabilmente, il volto dell’apartheid”.   

L’analisi si fa poi ancora più delirante con il ricorso a Dialettica del sesso, il famoso volume di Shulamith Firestone, fondatrice del femminismo radicale negli anni Settanta. Qui la Ross attacca addirittura le donne bianche che non hanno sposato la causa del femminismo antirazzista: “Ma mentre alcune donne possono ancora tentare di ottenere indirettamente la loro libertà sostenendo la lotta dell’uomo nero o di altri gruppi oppressi per motivi razziali, molte altre donne hanno abbandonato del tutto questa battaglia. Scelgono cioè di accettare lo stato attuale di oppressione, identificando i propri interessi con quelli dei loro uomini. La loro soluzione è stata quella di cancellare, spesso per amore, il loro debole ego per fondersi completamente nell’ego forte dei loro uomini. Questo rassegnato processo di identificazione è il razzismo delle donne bianche”.       

Insomma, tutti colpevoli di razzismo, a parte gli “oppressi” (che sono di tutti i colori tranne il bianco) e quelle donne bianche che sostengono le più ridicole battaglie antirazziste e antisessiste. Che poi tutto questo venga detto in Sudafrica, dove esiste un montante e spietato razzismo anti-bianco, la dice lunga su queste mezze figure che spostano l’attenzione dai disagi sociali alle… quattro ruote!

Federico Pagi

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1 commento

  1. Sono orgogliosissimo di essere un uomo bianco fino all ultimo respiro….poi noi uomini bianchi non abbiamo molto da imparare dagli altri perché abbiamo molti pregi…..essere un uomo bianco non è solo esteticamente ma vuol dire esserlo anche nello spirito

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