Il Primato Nazionale mensile in edicola

francia rivoltaParigi, 26 mag – A poco meno di una settimana dall’approvazione della “Loi travail” – l’equivalente del nostro Jobs act con la sola differenza che i francesi non amano gli anglicismi preferendo la loro lingua – non accennano a placarsi scioperi e presidi indetti dai sindacati transalpini. Ci sono file davanti ai benzinai mentre si moltiplicano gli interventi delle forze dell’ordine per sbloccare raffinerie e depositi. Più del 50% dei distributori è senza carbutante. E i picchetti continuano a bloccare i centri industriali più importanti, come la fabbrica di sottomarini nucleari del gruppo Dcns a Cherbourg. Azioni simili sono in corso in altri punti strategici come i ponti di Normandia e di Tancarville sulla Senna, in prossimità del porto di Le Havre, all’aeroporto di Nantes, alla perifieria di Tolosa, e sulla linea ferroviaria tra Parigi e Brest, o sull’autostrada A63 tra Bordeaux e Bayonne. Il governo francese sta facendo ricorso alle riserve strategiche (circa 4 mesi di autonomia) per far fronte alla domanda di carburanti.



In agitazione anche i lavoratori delle centrali nucleari. Dieci delle 19 centrali sono in sciopero con pesanti conseguenze nella produzione di energia elettrica. Si sono già registrati dei black out nel dipartimento degli Yvelines, nel nord della Francia, e altri si potrebbero verificare nelle prossime ore se non verrà ripristinata la piena attività lavorativa.

Intanto, il primo ministro socialista Valls – che ha raccolto stamattina l’incondizionato appoggio del ministro delle Finanze tedesco Schaeuble “entusiasta” di questa nuova legge sul lavoro – ha annunciato che saranno possibili “modifiche migliorative” della legge, ma non il suo ritiro. I sindacati hanno replicato che “non se ne parla nemmeno” di modifiche, va cancellato.

Le proteste sono approvate da gran parte della popolazione. Secondo un sondaggio dell’istituto Ifop, il 62% dei francesi sta dalla parte dei manifestanti. Il punto più criticato del progetto è la modifica dell’articolo 2, che stabilisce la priorità della negoziazione all’interno dell’impresa, a scapito dei contratti collettivi.
Quel che emerge, dall’insieme di queste notizie che ci giungono dalla Francia, è la veemente protesta inscenata dalle categorie produttive transalpine. Le differenze con la placida Italia sono abissali se si pensa che entrambe le riforme premono per scardinare i contratti di lavoro ultimo baluardo dei diritti delle categorie produttive. Gli italiani non hanno battuto ciglio di fronte al barbaro Jobs act voluto da Renzi e suoi sodali e ridicola è stata l’agitazione inscenata del primo sindacato italiano, la Cgil, che aveva indetto uno sciopero a legge già approvata, mentre in Francia la Cgt è da settimane che battaglia contro il governo socialista. Appare evidente come la maggioranza Pd in seno al direttivo dalla Cgil abbia optato per una linea più morbida – per la serie “non disturbate il manovratore” – mentre in Francia si riesca ancora a fare fronte comune e a solidarizzale tra differenti categorie lavorative.

Sullo sfondo le prossime elezioni presidenziali (aprile 2017) che stando ai più recenti sondaggi vedono ancora una volta Marine Le Pen in testa – salvo voti per corrispondenza, ovviamente – ma che appare sfavorita in caso di ballottaggio sia con Sarkozy che con il centrista Juppè.

Giuseppe Maneggio

 

La tua mail per essere sempre aggiornato

2 Commenti

  1. i Francesi dimostrano, x l’ennesima volta, d’esser ancora un Popolo ed una Nazione.
    guardacaso proprio oggi han rilasciato il Generale Piquemal, il governo temeva forse che alcune parti dell’armeè si unisse alle rivolte?

  2. Qui vige una Fiera Ignoranza Totale che acconpagna come in una altezzosa marcia il pigro popolo italico, a gran maggioranza affarista e pseudo progressista che in silenzio si incammina dove vuole il vero padrone, NWO.

Commenta