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Roma, 12 mag – Se fossimo delle persone malvage, diffidenti, perfino al limite del complottismo, penseremmo che qualcuno ha tutti gli interessi per prolungare il lockdown in Italia. Non si spiegherebbe altrimenti la campagna di terrore e colpevolizzazione dei cittadini che provano a uscire di casa, ma soprattutto l’assurda campagna di disinformazione che ha caratterizzato le ultime settimane. Abbiamo visto come una foto fatta ad arte sui Navigli abbia dato l’impressione a tutti che la nota via della movida milanese fosse piena di gente ammassata, incurante delle norme anti-assembramento. Una foto fatta col teleobiettivo che ha schiacciato la prospettiva dando l’impressione che 160 metri di strada fossero appena una decina e che gente magari a tre metri di distanza fosse in realtà una accanto all’altra.



Ma la disinformazione forse peggiore arriva dalle notizie relative alla Germania. Un paese che, al contrario di quanto fatto dal governo Conte, ha da subito tenuto sotto controllo la situazione con tamponi a tappeto che hanno permesso un lockdown “soft”, ovvero senza chiusure di scuole e di tutte le attività commerciali e soprattutto senza limitazioni alla circolazione. Col risultato di aver ottenuto un minor numero di contagi e soprattutto decessi, con una curva già diretta verso lo zero, nonostante il contagio sia partito in ritardo rispetto a noi. Tanto che per fine aprile molte restrizioni erano state addolcite se non addirittura revocate. 
Ma non sia mai che qualcuno possa davvero credere, facili esempi alla mano, che i dpcm di questo governo siano stati del tutto inutili se non disastrosi. Ecco quindi la potenza di fuoco dell’informazione mainstream – in attesa di quella economica promessa oramai due mesi fa da Conte e mai attuata – pronta a dichiarare che ai primi allentamenti delle restrizioni in Germania siano partiti nuovi pericolosissimi focolai che hanno fatto schizzare la curva. E che, quindi, uscire dal lockdown è pericolosissimo.

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Il grafico parla chiaro

Ci avevano provato già il 27 aprile, primo giorno di allentamento delle misure. Approfittando del primo rimbalzo statistico in cui la curva invece di continuare a scendere ha un leggero rialzo. Cosa che accade normalmente anche alla nostra, di curva, o a tutte quelle di qualunque altro paese. Le curve non crescono e non scendono linearmente ma hanno continui picchi locali di salita e ridiscesa come potete vedere nel grafico in immagine, dovuti tanto al numero di tamponi che vengono effettuati – e che quindi possono far variare il numero di positivi trovati nel singolo giorno – quanto a variazioni stocastiche non prevedibili, che non a caso hanno fatto ripetere più e più volte agli esperti che i dati hanno senso se visti in un arco temporale di più giorni e non giorno per giorno.

L’allarmismo dei media sulla Germania

Ma ovviamente i giornalisti pro lockdown non hanno esitato a cogliere la palla al balzo: nel primo giorno post-lockdown c’è una lieve risalita? Allora allarme crescita contagi, spiegare a tutti che uscire dalle restrizioni è pericolosissimo. Peccato che, come ha spiegato il Primato Nazionale il 29 aprile scorso, la notizia data dai nostri più autorevoli media era una vera e propria fake news. Perché se dal 27 aprile c’è stata una lieve risalita, dal 1 maggio la curva tedesca è tornata a scendere raggiungendo il 5 maggio un minimo storico. Fermo restando che se salgono i contagi il primo giorno del post-lockdown non è certo colpa delle poche restrizioni di quel giorno, visto che va considerato il periodo di incubazione per cui i positivi del 27 aprile erano in realtà stati contagiati almeno 10-15 giorni prima. Ma tant’è, ripeti una menzogna mille volte finché non diventi realtà. Peccato che poi accedere ai dati ufficiali sia piuttosto facile nell’era di internet.

Eppure ultimamente Huffington Post e anche tg rai sono tornati alla carica. “In Germania torna a crescere il contagio” è stato il titolone dello scorso weekend. L’occasione è stata la scoperta di un focolaio tra i lavoratori di origine romena di un mattatoio, abituati a vivere e lavorare ammassati, che ha fatto “schizzare” la curva in due giorni riportandola a un numero di contagi simile a quello del 27 aprile. Peccato che anche i virologi tedeschi abbiano minimizzato la cosa, dichiarando che la risalita è comunque un dato sotto controllo, un fattore statisticamente normale e soprattutto controbilanciato da un numero di guarigioni sempre più alto che permette un immediato intervento sanitario senza intasare le strutture ospedaliere.

I numeri smentiscono i nostri media

Risultato? Due giorni dopo gli allarmismi lanciati dai nostri media, la curva tedesca ha visto ridursi di un terzo il numero di contagi giornalieri, passando dai 1251 di domenica ai 667 di lunedì fino a 357 di ieri. Minimo storico che non si vedeva dal 9 marzo, quando però si era all’ottavo giorno dall’inizio dell’epidemia tedesca e la curva era in crescita esponenziale. Con un totale di soli 22 decessi giornalieri. Numeri che noi, al momento, vediamo ancora col binocolo nonostante i dpcm, il lockdown e le autocertificazioni.

Carlomanno Adinolfi

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1 commento

  1. “[…] senza chiusure di scuole e di tutte le attività commerciali e soprattutto senza limitazioni alla circolazione”

    In Germania le scuole sono state chiuse, così come gli asili nido. Da poco sono riaperte le scuole, e solo per determinati numeri di studenti e classi.

    Tutte le attività commerciali al di fuori delle alimentari e supermercati sono state chiuse, riaperte gradualmente a seconda della quadratura dei negozi nelle ultime 2 settimane.

    La circolazione è stata controllata, in Bayern si è attuata una zona rossa come la Lombardia.

    Controllate le notizie prima di pubblicare.

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