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Berlino, 29 ott – Lunedì scorso la città di Amburgo è stata scossa da un delitto agghiacciante. Un immigrato pakistano, padre di due figli, ha ucciso la sua bambina di soli due anni recidendole la gola. Prima dell’infanticidio, la moglie aveva minacciato il marito di denunciarlo alle autorità, mandandolo su tutte le furie. Mentre la donna si trovava presso il commissariato di polizia, il pakistano ha compiuto il folle gesto.



Quando le forze dell’ordine sono entrate in casa della famiglia, gli agenti si sono trovati di fronte a una scena raccapricciante: a terra giaceva il corpo esamine della bimba con la gola squarciata. Nel frattempo il pakistano si era già dato alla macchia e ancora adesso risulta fuggitivo. L’uomo, tuttavia, non era sconosciuto ai funzionari di polizia. Anzi – come ha dichiarato alla Bild una portavoce delle forze dell’ordine – il pakistano era già noto per la sua eccessiva aggressività e per ripetuti casi di violenza privata ai danni del figlio maggiore (sei anni), che l’uomo aveva avuto dalle precedenti nozze.

Negli ultimi giorni hanno inoltre iniziato a filtrare alcuni dettagli su questa drammatica vicenda. Un portavoce dell’Ufficio immigrazione ha infatti reso noto che il pakistano si era visto rifiutare la sua richiesta di asilo già nel 2012. Di conseguenza, doveva essere espulso dalla Germania. Tuttavia, a causa dei ritardi delle autorità competenti nel rendere effettiva l’espulsione, l’uomo ha avuto modo di sposarsi secondo il rito islamico e mettere al mondo la bambina. In questo modo, il legale dell’immigrato clandestino ha potuto far valere il “vincolo familiare” contro il decreto di espulsione.

Elena Sempione  



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