Roma, 17 mar – Una bozza di piano per la pace in 15 punti, pubblicata ieri dal Financial Times e di cui molto si parla in queste ore. Vediamo cosa contiene e perché difficilmente, a nostro avviso, può essere considerabile sottoscrivibile dalle parti in causa (Russia e Ucraina).

I punti principali

Il piano in questione si fonda essenzialmente su alcuni punti chiave che prevedono: neutralità dell’Ucraina, rinuncia di Kiev a entrare nella Nato, ritiro delle truppe russe qualora l’Ucraina accettasse di limitare le proprie forze armate, promesse dell’Ucraina a non ospitare basi militari straniere e ricevere armamenti da Paesi alleati, garanzie per le minoranze russofone in Ucraina. E ancora: la Russia restituirebbe i territori ucraini occupati a partire dal 24 febbraio (regioni meridionali lungo Mare di Azov e Mar Nero, zone a nord di Kiev). E l’Ucraina riconoscerebbe la Crimea come territorio russo e l’indipendenza delle due repubbliche del Donbass. Il tutto in cambio di garanzie sulla sicurezza affidate a: Regno Unito, Stati Uniti e Turchia.

Partiamo dal primo punto menzionato, il meno problematico: la neutralità può essere considerata da Kiev, perché dichiarazioni esplicite dello stesso presidente ucraino Zelensky ci sono state e perché è impensabile che Mosca a questo punto non porti a casa almeno quel risultato.
Il secondo punto qui citato, ovvero la rinuncia dell’Ucraina a entrare nella Nato, è altrettanto possibile se consideriamo che il governo di Kiev ha ormai capito che nessuno oggi intende accelerare in tale senso, neppure gli Stati Uniti.

Perché la bozza del piano di pace non ci convince

Gli altri punti sono più controversi, fatta eccezione per le basi militari straniere in territorio ucraino, a cui senz’altro Kiev potrebbe rinunciare. Ma i limiti ad armamenti e forze armate, per l’Ucraina sarebbero un boomerang. Perché dopo una lunga guerra di strenua resistenza all’avanzata russa si ritroverebbe del tutto “scoperta”, senza la possibilità di difendersi in futuro con la stessa efficacia. Alla lunga Kiev potrebbe accettare il “controllo” russo di Crimea e Donbass, pur continuando a negare di volerlo fare, d’altra parte però se Mosca rinunciasse a tutte le aree conquistate dal 24 febbraio con la guerra scatenata avrebbe ottenuto soltanto la neutralità dell’Ucraina.

Ma a non convincere è soprattutto la garanzia sulla sicurezza che verrebbe affidata a Regno Unito, Usa e Turchia. Parliamo infatti di tre Paesi Nato, i più rilevanti in termini di peso politico in quell’area e di potenziale militare a disposizione. E’ del tutto improbabile che la Russia accetti tale condizione che in un certo qual modo fornirebbe all’Ucraina una sorta di scudo Nato neanche troppo mascherato. Soprattutto Regno Unito e Stati Uniti è arduo ritenerli, in tal senso, credibili garanti agli occhi di Mosca. Lo stesso Financial Times, non a caso, specifica che le garanzie occidentali per la sicurezza di Kiev potrebbero rivelarsi un “grande ostacolo ad ogni accordo”.

C’è poi un altro aspetto, forse il più importante, da sottolineare: entrambe le parti hanno di fatto bocciato questa bozza di pace.
“Il Financial Times ha pubblicato una bozza, che rappresenta la posizione della parte russa. Niente di più. L’Ucraina ha le sue posizioni. L’unica cosa che confermiamo in questa fase è un cessate il fuoco, il ritiro delle truppe russe e garanzie di sicurezza da un certo numero di paesi”, ha dichiarato il consigliere del presidente Zelensky, Mykhailo Podolya. Meno drastica ma comunque fredda la replica russa: il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha fatto sapere che è troppo presto per svelare qualsiasi tipo di accordo possibile fra Mosca e Kiev .

Ieri sera è spuntata poi un’altra bozza di accordo per la pace, tirata fuori da Il Foglio, in 17 punti. Per le stesse ragioni sin qui esposte, anche in questo caso, a nostro modesto avviso, è altrettanto improbabile che Ucraina e Russia la sottoscrivano.

Eugenio Palazzini

La tua mail per essere sempre aggiornato

Commenta