Roma, 20 nov — Uno spettro si aggira per l’Europa: parliamo ovviamente delle restrizioni anti Covid. Come in un tragico déjà vu si torna prepotentemente a parlare di chiusure, restrizioni, limitazioni e dulcis in fundo lockdown, nelle varianti totale o parziale — incidente sui soli non vaccinati. In tutto questo la stessa Unione europea, destata dal suo burocratico torpore, torna a studiare misure aggiornate al ritorno sulle scene dei contagi.



Pugno duro dell’Austria

In Europa i Paesi che sembrano voler adottare le misure più pesanti e draconiane sono senza dubbio quelli di area germanica, con l’Austria in pole position nel fare la faccia cattiva e nell’adozione della normativa più stringente. Dapprima è stato preconizzato nell’ordinamento austriaco l’obbligo vaccinale generalizzato dal 1° febbraio, per passare poi a imporre il lockdown per i soli non vaccinati, con però un’estensione di dieci giorni, decorrenti da lunedì prossimo, anche per i non vaccinati, a dimostrare che le idee continuano ad essere sommamente confuse. Tempi duri per i turisti stranieri, per i quali è chiesto il green pass ma non sono ritenuti validi i tamponi rapidi.

Europa, la Germania annaspa

La Germania invece, scopertasi uno dei Paesi col maggiore numero di contagi in tutta Europa, quasi 60.000 al giorno, e con numeri piuttosto basso di popolazione vaccinata, inizia il suo giro di vite con misure da adottarsi nei vari Lander in cui si articola il territorio tedesco. In Baviera, ad esempio, sono stati cancellati i popolari e caratteristici mercatini natalizi e sarà predisposto un lockdown nelle aree ritenute più problematiche e con il più alto tasso di contagi.

Il green pass, peraltro, non scaturisce da tampone, essendo previsto soltanto per i vaccinati o per i guariti dal virus: il che trasforma la società tedesca in un lockdown mascherato per i non vaccinati. Tampone e green pass, invece, si combinano nel 2G plus, ovvero il pass integrato dalla necessità di sottoporsi anche a un tampone, misura estrema pensata per eventi di massa, come concerti o partite di calcio. Anche qui i turisti stranieri non se la passano particolarmente bene, visto che devono sottoporsi a una quarantena di dieci giorni, riducibili a cinque se possono esibire un tampone negativo.

Francia, contagi in risalita

Anche in Francia i casi sono in evidente risalita rispetto alla settimana precedente, con oltre 20.000 positivi in più. Le autorità, pur preoccupate e alle prese con uno studio di misure ulteriori, non sembrano comunque voler imporre il green pass anche sui luoghi di lavoro, a differenza di quanto ad esempio avviene in Italia.

La Gran Bretagna rimane liberale (e spinge sulle terze dosi)

Uno dei Paesi più liberali come misure è senza dubbio la Gran Bretagna, che ha puntato moltissimo sulla immunizzazione di massa, ricorrendo alla dose ulteriore di vaccino. Gli inglesi non adotteranno – almeno per ora – ulteriori restrizioni mentre l’uso delle mascherine continua, sia all’aperto che al chiuso, a non essere obbligatorio.

La Spagna tra i “primi della classe” in Europa

Caso di scuola e da analizzare con attenzione la Spagna, la quale pur non avendo adottato misure di particolare pesantezza è uno degli Stati meno colpiti dalla nuova ondata: nella Penisola iberica i vaccinati sono moltissimi, praticamente gli over 70 sono quasi tutti vaccinati, anche se va detto che in questa prospettiva non c’è mai stato da parte governativa un impulso alla semi-obbligatorietà o alla coercizione a vaccinarsi. I turisti devono esibire il green pass europeo e un modulo di sorveglianza sanitaria.

Stretta della Grecia sui non vaccinati

Infine, la Grecia sta per adottare una significativa stretta nei confronti della esclusione dei non vaccinati: se prima, erano esclusi dai ristoranti, ora la nuova normativa finirà per escluderli, adottando una clausola generale che parla di «luoghi al chiuso», da praticamente qualunque attività che non venga svolta all’aperto. Quindi niente più teatri, musei, discoteche. Atene ha poi abbassato in maniera significativa la validità del green pass, passandola a solo 7 mesi, per gli over 60 non ancora vaccinati.

C’è poi L’Olanda, dove dal 13 novembre vige un lockdown parziale con bar e ristoranti chiusi alle 20. Recird di contagi anche se l’84% della popolazione è già vaccinata. In Belgio è stato deciso di estendere l’obbligo di mascherina e rilanciato il lavoro da casa da lunedì. 

Cristina Gauri

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