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A rovinare le donne non è il femminismo, ma la morte del patriarcato

by Cristina Gauri
7 comments
femminismo patriarcato

«Il femminismo ha rovinato le donne, le ha rese promiscue, aggressive, isteriche, dispotiche, governate dalle emozioni, troppa libertà ha snaturato la donna». L’avete sempre vista dal lato sbagliato. Le donne sono sempre state così. Il femminismo è stato l’equivalente del chiudere un ragazzino in un negozio di dolciumi: il bambino, senza la supervisione adulta, si è comportato da bambino, si è strafogato di caramelle e gli è venuta la diarrea. Così è stato. La prima occasione, per le donne, di agire senza tutore, in totale autonomia, ed ecco cosa combinano: nessuno le ha «trasformate» in qualcosa che non erano mai state. Adamo ed Eva vi dicono nulla?

Questo articolo è stato pubblicato sul Primato Nazionale di febbraio 2020

È stata proprio l’azione di controllo e protezione esercitata da patriarcato e religione a disciplinare le donne, a renderle diverse rispetto alla loro natura. Il governo maschile le ha in sostanza migliorate, per il bene della società tutta. Il femminismo è stato lo strumento per la realizzazione del matriarcato, spesso più sognato e vagheggiato che non storicamente realizzato: il governo delle donne per le donne. Tale «autogoverno» ha rivelato al mondo la natura femminile, selvaggia e incivile. È bastato rimuovere i meccanismi di controllo sociale che incoraggiavano le donne ad essere nobili. Non essendo esseri razionali, ma guidati prevalentemente dal bisogno, dagli istinti e dalle emozioni, noi donne necessitiamo di paletti per non precipitare nel baratro. Il femminismo ce li ha tolti tutti.

Tra femminismo e patriarcato

Guardate invece cosa sta succedendo a margine di Sanremo: da un lato, le donne sono tirate dal «liberi tutti» ideologico che le vorrebbe prive di vincoli e doveri, risucchiate da un vortice di libertinismo; e dall’altro, da un furore calvinista che vorrebbe imbavagliare arte, spettacolo, musica, e rendere il mondo un deserto silenzioso dove l’unica rilevanza spetta alla figa. Finché la stessa figa, suddivisa in fazioni grasse-magre, destra-sinistra non finisce per autofagocitarsi – la storia della solidarietà femminile è ovviamente una stronzata. Non può esserci solidarietà tra esseri biologicamente in competizione per accaparrarsi il maschio migliore. Ci può stare, perlopiù, una rudimentale forma di cooperazione – regolata da rigide forme di gerarchia –  nelle piccole comunità o nicchie sociali, ma sempre per fini conservativi.

Va detto anche che alle donne piace prosperare nel dramma, perché il dramma è l’unico strumento che rende le loro emozioni come dei grimaldelli da agitare sotto il naso della gente. Date un pretesto a una donna per vittimizzarsi – di solito basta un punto di vista razionale ma carico di verità inaccettabili – e lo farà: verrà subito sferrato l’assalto psicologico, la tempesta di emozioni in forma passivo-aggressiva. Come può quindi avere compimento questa «coesistenza», questa «solidarietà femminile», se le stesse donne – lo vediamo ogni momento – non esitano a usare contro il proprio stesso genere questo tipo di violenza psicologica? Da qui infatti l’innato, proverbiale interesse femminile per la psicologia: un modo come un altro per ficcarsi nel cervello altrui, migliorare la propria capacità di sferrare attacchi e manipolare il prossimo. Una capacità che ci ha assicurato la sopravvivenza in tempi più difficili, non potendo disporre di superiorità fisica, ma che, senza la regolamentazione patriarcale, diventa solo un’altra arma di distruzione.

Cristina Gauri

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7 comments

A rovinare le donne non è il femminismo, ma la morte del patriarcato – Blog di Scrillo 16 Luglio 2023 - 10:29

[…] A rovinare le donne non è il femminismo, ma la morte del patriarcato […]

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Cristina C. 16 Luglio 2023 - 11:35

Nemmeno io sono femminista, ma la Cristina Gauri eccede. A meno che, come io penso, non parli di ciò che vede in se stessa.

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jenablindata 17 Luglio 2023 - 1:36

io sono mgtow da quasi trent’anni,ormai….
e sono semi ghost da una decina.

sapete che cosa ho capito?
che quando il patriarcato è morto,
ci ha resi liberi.

quindi no,grazie.
non intendiamo tornare ad essere quelli che tirano l’aratro per una vita,che pagano tasse sino all’ultimo alito di respito,che sostengono con i propri muscoli e la propria fatica società,che
rischiano la pelle in guerra e fanno lavori di merda o rischiosi perchè “tengono famiglia”
che dopo una vita di lavoro finiscono sotto un ponte per un divorzio,
o in qualche ospizio dimenticati dai figli.

il femminismo ha voluto un mondo piegato verso le donne?
ha voluto distruggere le famiglie,introducendo un mare di conflitti interni?
lo stato le ha appoggiate e agevolate con leggi apertamente misandriche e contro di noi?

benissimo: noi uomini ci tiriamo fuori da tutte le vostre menate….
divertitevi.

poi quando sia lo stato che le donne avranno assaggiato
quanto è scomoda,la vita vera….SENZA la larga schiena di un uomo che si prende tutti i pesi,
ne riparleremo,eh?
e contratteremo delle regole di coesistenza decenti,perchè le attuali fanno proprio schifo.

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SporcoRozzo&Primitivo 17 Luglio 2023 - 7:53

A causa di questo articolo Cristina Gauri verrà ostracizzata e non più considerata donna. E dovrà aderire al transfemminismo, l’ultima frontiera ~woke~ del patriarcato.
Scherzi a parte, l’esempio del bambino nel negozio di dolciumi calza a pennello ☺

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Cesare 17 Luglio 2023 - 11:23

Complimenti all’ autrice Cristina Gauri per un articolo molto chiaro e diretto al punto che mi ha fatto capire tante cose!

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jenablindata 18 Luglio 2023 - 1:18

dove è finito il mio commento?
ma la volete finire di censurare i post scomodi?

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Ernesto Marlema 24 Luglio 2023 - 2:33

Articolo molto interessante e intelligente. Tre considerazioni: 1) Il pezzo è stato scritto da una donna, cosa decisamente inusuale di questi tempi visto il suo tenore, quindi onore al merito a lei. 2) Lei dice “il femminismo è come un bambino lasciato da solo in un negozio di dolciumi”, capisco ma la metafora ma secondo me è errata. In un negozio di dolciumi, un bambino sta bene forse un giorno, poi ha mal di pancia. Le donne, intese come macro-gruppo, nel femminismo prosperano per secoli; qualcuno si farà prendere dal “dramma” e finirà male a livello psichico (ci sono molti casi testimoniati), ma quelle più furbe diventano ricche e potenti, mentre quelle normali campano di rendita tranquillamente. Per usare una metafora simile, direi che il femminismo è come un partito dichiaratamente dittatoriale portato al governo: è chiarò che attuerà una dittatura, e così è stato. 3) Gli accenni al furore calvinista e iconoclasta sono geniali, tuttavia mi sembra che l’inclinazione dell’articolo propenda a definire le donne “vittime di sè stesse”, cioè degli aspetti manipolatori del loro carattere. Se è così, a mio avviso è un errore: in questo sistema le donne prosperano, sono come una squadra di calcio che ha garantito il 99.9% del possesso di palla, se poi fanno autogol è un altro discorso, ma intanto dettano le regole del gioco.

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