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Roma, 27 feb – Sono circa ventimila i manifestanti, tra rifugiati africani, immigrati e loro sostenitori che in queste ore stanno protestando per le strade di Tel Aviv contro il piano di Israele di respingere i migranti. Il Paese mediorientale, nonostante sia firmatario della Convenzione sui Rifugiati delle Nazioni Unite, ha deciso di limitare le richieste di asilo fissando un tetto massimo all’accoglienza, anche per i profughi riconosciuti come tali. La distribuzione di avvisi di espulsione ai richiedenti asilo che rinnovavano il visto è già cominciata.
Il governo ha dato tempo fino all’1 aprile agli esuli per lasciare volontariamente il Paese, offrendo a chiunque accetti 3.500 dollari e un biglietto aereo per una destinazione africana a scelta. Chi rifiuterà la proposta, invece, rischierà di essere incarcerato o di finire “deportato” verso Ruanda e Uganda, due Paesi africani elencati dalle Nazioni Unite tra le “aree critiche”. I due Paesi a loro volta negano di avere raggiunto con Israele queste intese ma, secondo i dati dell’UNHRC, dal 2013 sono circa 4.000 i profughi che vi sono stati ricollocati. Nella maggior parte dei casi questi essi non si fermano in Ruanda e Uganda, anzi vengono instradati nuovamente verso i canali dell’immigrazione clandestina, ora alla volta dell’Europa, quasi sempre dopo essere stati derubati dei propri averi e documenti. L’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati ritiene che al momento siano presenti sul territorio israeliano almeno 27.000 richiedenti asilo provenienti dall’Eritrea e quasi 8.000 provenienti dal Sudan, Paesi in guerra e soggetti a regimi dittatoriali, a cui si aggiungono altre migliaia di africani per un totale di circa 38.000 persone. La maggior parte di esse raggiunge Israele attraverso il confine con l’Egitto e dichiara di non poter fare ritorno nei propri Paesi di origine a causa delle minacce di persecuzione messe in atto dai regimi locali, ma il governo israeliano li considera migranti economici e ritiene di non aver alcun obbligo a fornire loro rifugio e protezione.
In risposta alle critiche ricevute dall’ONU, Netanyahu ha affermato: «È vero che il diritto internazionale impone obblighi ai Paesi ma dà loro anche diritti. C’è l’obbligo di accettare i rifugiati e infatti li accettiamo, ma il diritto internazionale dà anche il diritto a un Paese di rimuovere dal proprio suolo i migranti illegali. Non abbiamo l’obbligo di consentire ai migranti economici, che non sono rifugiati, di rimanere qui». Secondo i rapporti, il governo spera di deportare 600 richiedenti asilo al mese per il primo anno. I sostenitori della protesta contro la politica israeliana insistono sul fatto che Israele non abbia minimamente assolto al proprio ruolo come firmatario della Convenzione per i rifugiati del 1951, compreso l’accertare se i migranti siano o meno da considerarsi rifugiati. Tra il 2009 e il 2017, difatti, ben 15.400 persone hanno aperto le pratiche di asilo presso gli enti preposti nel Paese, ma per ora Israele ha bocciato 6.600 richieste e ne ha lasciate in sospeso altre 8.800: al momento, lo status di rifugiato è stato riconosciuto a un sudanese e a dieci eritrei, con un tasso di accettazione dello 0,056%.
Il primo ministro israeliano ha chiamato in causa anche George Soros, accusandolo di finanziare le manifestazioni contro le espulsioni e ricevendo in risposta una secca smentita da parte del magnate. Ora, dopo le aspre critiche ricevute, sta trattando con l’UNHCR per un’eventuale ricollocazione dei profughi in altre nazioni definite sicure (ovvero in Europa, in USA e in Canada), a patto di conferire la residenza permanente in Israele ad alcuni tra loro. «Sarebbe un accordo ragionevole, anche se i dettagli necessari devono essere elaborati», ha detto Sharon Harel, l’addetto alle relazioni esterne dell’ufficio dell’UNHCR in Israele. Harel ha rifiutato di nominare i Paesi interessati ad assorbire i rifugiati o quale percentuale di rifugiati potrebbe rimanere in Israele. Quanti tra questi saranno quindi “destinati” al suolo europeo? Al momento, nessuno ha una risposta.
Alice Battaglia

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6 Commenti

  1. Una considerazione che andrebbe fatta è che il pianeta è fortemente sovrapopolato i suoi 7,5 mld di abitanti e l’italia con i suoi 60mln è altresì sovrapopolata. La Terra non è uno spazio infinito e le risorse rinnovabili sono ipersfruttate. Purtroppo se è vero che l’Occidente consuma la maggior parte di tali risorse pur essendo circa 1/6 del popolo del pianeta, è altresì vero che paesi fortemente poveri o in via di sviluppo hanno un numero di abitanti sproporzionato rispetto a tutti gli altri. Cina, India, la stessa Nigeria, il Bangladesh ecc, paesi che non possono garantire alcuna soglia minima di vita dignitosa richiederebbero risorse naturali in quantitá incalcolabile e trovare un equilibrio tra noi e loro è assai difficile. É stato un errore basilare aver permesso ad alcuni di loro di accedere a parte di tali risorse, come sta facendo la Cina con la neocolonizzazione dell’Africa. Pagheremo caro questa magnaminitá.

  2. hanno le palle gli israeliani,noi italiani siamo dei mollaccioni e abbiamo quello che ci meritiamo,commanderanno gli islamici.

  3. Dove sono gli “opinion leaders” di origine ebraica che spadroneggiano su Tv e giornaloni, quelli alla Saviano, Lerner, Parenzo, ecc.. che tanto inneggiano all’immigrazione? Com’è la storia, l’immigrazione selvaggia va bene per l’Italia ma non per la loro tanto cara Israele?
    Due pesi e due misure, Cui Prodest?
    Ah saperlo……………….!!!!
    Saluti.
    Fabrice

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