Roma, 15 feb – Sale ancora la tensione in Jammu e Kashmir, stato indiano da sempre instabile e al centro di una continua disputa tra separatisti islamici e governo di Delhi che va avanti ininterrottamente dal 1947, anno in cui l’India ottenne l’indipendenza dall’Impero britannico.

L’attentato terroristico di oggi è senza alcun dubbio un segnale preoccupante: un ordigno ha infatti colpito un convoglio di 78 veicoli della polizia che si stava spostando dalla città di Jammu al distretto di Pulwama. Il drammatico bilancio è di 45 morti. L’attacco è stato rivendicato dal gruppo jihadista Jaish-e-Mohammed (L’esercito di Maometto, ndr), che in passato ha compiuto svariati attentati in Kashmir ed è affiliato ad Al Qaeda. Obiettivo del gruppo è separare il Kashmir dall’India e unirlo al confinante Pakistan.

Quello di oggi, provocato da un’autobomba, è però il più sanguinoso attentato in Kashmir da decenni a questa parte. “Non è ancora chiaro quanti veicoli facessero parte del convoglio. Ma un’auto lo ha superato e ha speronato l’autobus che trasportava 44 agenti”, ha dichiarato alla Bbc in lingua urdu il dirigente di polizia Riyaz Masroor.

Il gruppo terroristico intanto ha diffuso un video in cui si sente la voce dell’attentatore suicida: “Quando sentirete la mia voce io sarò già in Paradiso..”. La strage odierna riapre lo scontro tra Pakistan e India. Il ministro degli Esteri di Delhi è intervenuto dopo la rivendicazione del gruppo jihadista accusando esplicitamente il Pakistan di “sostenere i terroristi sul suo territorio”.

Eugenio Palazzini

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