Belgrado, 16 gen – Questa mattina il noto leader della comunità serba del Kosovo, Oliver Ivanovic, è stato assassinato. Un fatto che riaccende la tensione tra Belgrado e Pristina dopo mesi di calma apparente.

Secondo i media serbi pare che Ivanovic sia stato raggiunto da cinque colpi di arma da fuoco intorno alle 8 del mattino mentre stava per entrare nella sede politica del suo partito Sloboda, demokratija, pravda – Libertà, democrazia e giustizia (Sdp) a Kosovska Mitrovica, grande città nel nord del Kosovo divisa in due dalla comunità serba a nord e dalla comunità albanese a sud. Il legale della vittima, Nejbosa Vlaijc, ha dichiarato che la dinamica dei fatti non è ancora chiara, aggiungendo poi che “dopo l’agguato è stato immediatamente trasportato in ospedale, ma tutti i tentativi dei medici di rianimarlo sono risultati vani”.


Oliver Ivanovic era stato candidato alla carica di sindaco della parte nord di Kosovska Mitrovica nell’ottobre dello scorso anno. Nel gennaio 2016 era stato condannato a nove anni di carcere per crimini di guerra contro civili albanesi risalenti all’aprile del 1999, ma la sentenza era stata poi annullata dal Tribunale e aveva disposto un nuovo procedimento. Ivanovic ha sempre respinto tali accuse, da parte serba questo processo è stato considerato come un procedimento prettamente politico. La reazione del governo serbo è stata immediata, Belgrado ha ritirato immediatamente la propria delegazione impegnata a Bruxelles proprio oggi per l’inizio di nuovi negoziati con il governo del Kosovo.

Il responsabile della delegazione serba per le relazioni con il Kosovo ha dichiarato che la morte di Ivanovic “è un atto terroristico criminale, il cui obiettivo è spingere la regione nel caos. Lo scopo è di scatenare il caos e di spingere i serbi del Kosovo e l’intera Serbia nell’inferno di nuovi scontri”. Il presidente serbo Aleksandar Vucic, sempre stamane, ha convocato una riunione d’urgenza del Consiglio per la sicurezza nazionale e ha annunciato una visita lampo in Kosovo. La condanna dell’omicidio politico è stata espressa immediatamente da più parti, dalla Russia all’Unione Europea. A condannare l’attacco anche il governo del Kosovo che ha classificato l’episodio come “un attentato contro lo sforzo di stabilire lo stato di diritto in tutto il territorio kosovaro”. Nonostante gli appelli alla calma dei leader europei, c’è il forte rischio che questo omicidio faccia riesplodere tutte le contraddizioni e tensioni latenti mai risolte nella regione.

Guido Bruno

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